Tchaikovsky, Suk e Dvorak • Honeck
- Lorenzo Giovati
- 3 giorni fa
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Ferrara, Teatro Comunale. 17 Maggio 2026.
L’ultimo appuntamento di Ferrara Musica, all’indomani della presentazione della nuova stagione e al termine di un percorso concertistico particolarmente ricco, è stato affidato a un’orchestra estera: i Bamberger Symphoniker, eccellente formazione orchestrale, come del resto la Germania sa spesso offrire, guidata dall’ottimo maestro Manfred Honeck in una breve tournée italiana, se non interamente emiliana, tra Reggio Emilia e Ferrara.
Piccolo fuori programma rispetto a quanto originariamente annunciato, il primo brano del pomeriggio è stata l’Ouverture da La dama di picche di Tchaikovsky, in cui Honeck ha mostrato fin da subito il proprio paradigma interpretativo e direttoriale. L’orchestra è apparsa sinuosa e sensuale, ricchissima nel suono, ma al tempo stesso energica, scattante e accuratamente dettagliata. Ne è risultata un’esecuzione piena di pathos, capace di introdurre con forza il clima musicale della serata.
È seguita la Fantasia in sol minore per violino e orchestra di Josef Suk, con Julia Fischer nel ruolo della solista. La violinista ha offerto una prova maiuscola per qualità del suono, precisione dell’intonazione e controllo tecnico. Non si è trattato di un mero sfoggio di virtuosismo, pur impeccabile, ma di un’esecuzione emotivamente partecipe, sostenuta da un eccellente peso dell’archetto sulle corde che ha permesso alla Fischer di restituire un suono pieno e corposo, mai stridulo, estremamente bilanciato, tanto nei gravi, quanto nel registro acuto, risultando sempre perfettamente udibile nonostante la notevole massa sonora dell’orchestra di Honeck. Ne è sorta un’esecuzione di altissimo livello, nella quale la tecnica è stata posta al servizio della musica e non del compiacimento esteriore. L’orchestra, dal canto suo, ha riconfermato la propria brillantezza attraverso contrasti ben definiti e una presenza sempre viva.
Le stesse impressioni sono state confermate nella Romanza in fa minore per violino e orchestra di Antonín Dvořák, eseguita subito dopo. Qui, tanto il suono della Fischer, quanto quello dell’orchestra di Honeck, si sono fatti più morbidi, rotondi e ambrati, ricostruendo una pagina di affascinante morbidezza, nella quale il lirismo non è mai scivolato nel sentimentalismo, ma ha mantenuto misura, eleganza e naturale respiro melodico.
Come bis, Julia Fischer ha regalato il Capriccio n. 17 di Paganini, eseguito splendidamente e accolto con pieno entusiasmo dal pubblico.
Qualche dubbio in più lo ha invece lasciato la successiva Quinta Sinfonia di Tchaikovsky, pur eseguita molto bene dall’orchestra e diretta dal maestro Honeck con una personalità evidente. La sua lettura è stata senza dubbio quella di un grande direttore, ovvero diversa da molte altre, energica, trascinante e fortemente caratterizzata. Tuttavia, proprio l’energia travolgente che contraddistingue il gusto musicale del maestro Honeck, unita al suono diretto e scattante dell'orchestra (in particolare degli ottoni), ha conferito alla pagina un carattere vagamente “americano” e un poco meno russo. Ne è derivata una certa alterazione delle atmosfere, delle melodie e del contesto espressivo proprio della partitura. Il risultato è stato comunque molto piacevole e apprezzabile, sia per la singolarità dell’impostazione, sia per la qualità esecutiva dei Bamberger Symphoniker, orchestra di prim’ordine, sia ancora per le qualità direttoriali del maestro Honeck, che ha mantenuto un controllo saldissimo, attentissimo agli attacchi, alle dinamiche e alla compattezza dell’insieme. Non è però emersa nella sua interezza quella gamma di sfumature e di emozioni che la sinfonia richiederebbe, anche a causa di uno schieramento orchestrale assai abbondante, forse eccessivo per un teatro come quello di Ferrara, con una conseguente quantità di decibel molto elevata e, in alcuni momenti, manifestamente sproporzionata rispetto allo spazio. Hanno brillato in modo particolare il secondo movimento, per intensità e tenuta espressiva, e il quarto, sostenuto da un trasporto esuberante e da una notevole forza conclusiva.
I Bamberger Symphoniker hanno offerto una prova assolutamente eccellente per qualità del suono e dell’intonazione. Gli archi sono stati sempre presenti e coesi, i fiati precisissimi, gli ottoni potenti e saldi, le percussioni puntuali e ben integrate nell’insieme. La compattezza della compagine è stata uno degli elementi più ammirevoli della serata.
Il concerto è stato accolto trionfalmente, in modo assolutamente meritato, per la qualità dell’esecuzione, per la piacevolezza complessiva e per la proposta di un programma molto interessante e di rara frequentazione, soprattutto nella prima parte. La serata si è conclusa sulle note della Danza ungherese n. 1 di Johannes Brahms, eseguita con grande trasporto e salutata da interminabili applausi.
















