top of page

Stravinsky, Tchaikovsky e Beethoven • Petrenko

  • Lorenzo Giovati
  • 24 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Vienna, Musikverein. 2 Maggio 2026.

A distanza della consueta tazza di tè tra un concerto e l’altro, nella medesima sala che alle 15.30 ha ospitato una memorabile Terza Sinfonia di Mahler diretta da Andris Nelsons con i Wiener Philharmoniker, alle 19:30 è stata la volta dei Berliner Philharmoniker guidati dal maestro Kirill Petrenko. Il concerto ha ripreso il tradizionale Europakonzert, che solitamente si tiene il primo maggio (quindi il giorno prima del concerto viennese) e che quest’anno ha avuto come sua location il bellissimo Esterházy Palace, poco distante da Vienna.


Il programma ha proposto un percorso ben costruito attorno alla memoria del Settecento e alle sue successive trasformazioni. La Suite da Pulcinella di Stravinsky ha riletto materiali di ascendenza barocca e settecentesca di Pergolesi attraverso una scrittura moderna, ironica e tagliente. Le Variazioni su un tema rococò di Tchaikovsky hanno poi offerto un classicismo più lirico, mentre la Seconda Sinfonia di Beethoven ha chiuso il cerchio, mostrando l’evoluzione della forma sinfonica da Haydn verso una nuova energia, già pienamente beethoveniana.


L’apertura è stata affidata alla piacevolissima Suite da Pulcinella, che Petrenko ha diretto con il consueto gesto studiatissimo e preciso, capace di ottenere attacchi di straordinaria nettezza. La lettura non ha cercato effetti caricaturali, ma ha messo in luce il doppio volto della partitura: da un lato la grazia melodica di gusto antico, dall’altro lato la sua deformazione moderna, fatta di accenti, ritmi asciutti e improvvisi cambi di colore.

La Tarantella ha brillato per vivacità e controllo, attraversata daun’energia ben presente, ma sempre governata da un senso ritmico ferreo. Molto riuscita anche la Toccata, nitida e leggera, così come il Vivo, ironico, ma non grottesco. In alcuni passaggi, soprattutto nel contrabbasso, è emersa anche una sottile tinta quasi jazzistica, che ha reso ancora più evidente la modernità della rilettura. Il finale è stato spedito, serrato, preciso, con l’orchestra sempre compatta e trasparente. Molto ben eseguiti anche i momenti solistici di Noah Bendix-Balgley, affrontati con suono nitido, fraseggio elegante e grande sicurezza.


Sono seguite le Variazioni su un tema rococò di Tchaikovsky, con Gautier Capuçon al violoncello. Il solista ha offerto un’esecuzione di grande eleganza, costruita su un suono rotondo e profondo. Capuçon ha affrontato la pagina con una misura stilistica molto felice, cercando una linea morbida, naturale, capace di far emergere la grazia della melodia. La qualità del fraseggio è stata uno degli aspetti più riusciti della sua interpretazione. Ogni variazione ha avuto un profilo ben distinto, ma senza che il discorso perdesse continuità; i passaggi virtuosistici sono stati risolti con sicurezza e pulizia, mai trattati come semplice esibizione tecnica. Nei momenti più cantabili, Capuçon ha trovato un’intensità raccolta, fatta di mezze tinte e di un controllo finissimo dell’arco, con un suono capace di restare pieno anche nei pianissimi più rarefatti.


Molto bella è stata anche l’intesa con Petrenko, che ha accompagnato con discrezione e attenzione, costruendo attorno al violoncello un tessuto orchestrale morbido, trasparente e mai invadente. L’orchestra ha respirato con il solista, seguendone le inflessioni senza appesantire la scrittura, mentre Petrenko ha mantenuto sempre chiaro il disegno complessivo della pagina. Ne è nata un’esecuzione attentissima alla melodia, lirica, ma non enfatica, elegante, ma non fredda, nella quale la brillantezza tecnica si è unita a una grazia esecutiva molto convincente.


Come bis, Capuçon ha proposto El cant dels ocells di Pablo Casals, preceduto da un breve discorso ed eseguito insieme all’intera sezione dei violoncelli dei Berliner Philharmoniker. Proprio durante l’introduzione, però, uno spettatore si è sentito male ed è stato necessario accompagnarlo fuori dalla sala, creando per qualche istante un inevitabile momento di apprensione. Superata l’interruzione, il bis ha assunto un carattere molto raccolto: leggerissimo, molto toccante ed evocativo, costruito su un suono sottile, quasi impalpabile, ma assolutamente perfetto nel controllo e nell’intonazione.


Nella seconda parte è stata eseguita la Seconda Sinfonia di Beethoven. Petrenko l’aveva già affrontata in Italia con l’Orchestra della Rai, in una lettura allora molto viennese e attenta alla matrice haydniana della pagina. In questa occasione è tornato invece il Petrenko più energico, spinto fino ai limiti, ma sempre sorvegliatissimo. La sua è stata una lettura di grande freschezza, esuberante, ma non baroccheggiante, capace di unire slancio, precisione e pieno controllo della forma.

Nel primo movimento l’energia è apparsa subito evidente, sempre ordinata in un discorso chiaro, con contrasti ben calibrati e un suono orchestrale rotondo e mai duro. Il secondo movimento ha avuto un carattere più cantabile, disteso e nobile, sostenuto da un fraseggio ampio e da una notevole morbidezza timbrica. Lo Scherzo ha mostrato invece un Beethoven già lontano dalla pura eleganza settecentesca, più scattante e imprevedibile. Nel quarto movimento gli attacchi sono stati furiosi, ma l’orchestra ha mantenuto una precisione impressionante, con un finale trascinante e lucidissimo.


Una menzione speciale va alla qualità dei Berliner Philharmoniker, sempre straordinari anche in una formazione piuttosto ridotta, soprattutto negli archi, probabilmente per ragioni legate agli spazi dell’Esterházy Palace. La minore ampiezza dello schieramento non ha però in alcun modo compromesso la qualità del suono, rimasto sempre compatto, rifinito e di straordinaria presenza. In Stravinsky sono emersi con particolare evidenza il trombone, il contrabbasso e il primo violino. Nelle Variazioni rococò, invece, ha colpito soprattutto la compattezza degli archi. In Beethoven, infine, la sezione dei fiati ha confermato una precisione ammirevole, contribuendo in modo decisivo alla chiarezza e alla freschezza della lettura di Petrenko.


Il concerto è stato accolto trionfalmente. Petrenko e i Berliner Philharmoniker hanno offerto una serata di altissimo livello, costruita con intelligenza e governata con straordinario controllo tecnico. Il programma ha trovato una sua forte coerenza interna e Petrenko ha tenuto insieme i diversi mondi del programma con rigore e vitalità, ottenendo dai Berliner un suono cesellato, compatto e pieno di energia.


  • Instagram
  • Facebook

Powered and secured by Wix

bottom of page