top of page

Sibelius e Prokofiev • Chailly

Lorenzo Giovati
12 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Milano, Teatro alla Scala. 18 ottobre 2026.

La stagione della Filarmonica della Scala, avviata progressivamente alla conclusione, ha visto, nel terzultimo appuntamento della rassegna, il ritorno sul podio di Riccardo Chailly, direttore principale della formazione, per un programma interamente dedicato alla musica del Novecento: il Concerto per violino e orchestra di Jean Sibelius, con Augustin Hadelich solista, e la Quinta Sinfonia di Sergej Prokofiev. Due pagine di grande interesse, affrontate da Chailly con una sensibilità interpretativa che ha confermato la sua familiarità con un repertorio al quale il suo nome non viene associato con maggiore immediatezza, ma nel quale il direttore milanese ha dato ripetutamente prova di eccellenti qualità.


Il Concerto in re minore op. 47 di Sibelius ha permesso di apprezzare soprattutto le straordinarie qualità strumentali di Augustin Hadelich, al suo debutto scaligero. Più ancora di una personalità interpretativa riconoscibile, a impressionare è stata la bellezza del suono, unita a una padronanza tecnica pressoché assoluta. Il violino di Hadelich ha raggiunto ogni angolo della sala con una proiezione sonora rarissima, conservando in tutti i registri una consistenza timbrica di notevole qualità. Un suono denso, corposo, perfettamente tornito, capace di mantenere pienezza e rotondità tanto nelle sonorità gravi quanto nelle regioni più acute, senza mai diventare stridulo.


Altrettanto raffinato l’accompagnamento di Riccardo Chailly, che ha privilegiato una lettura rarefatta, quasi sottovoce, del Concerto. La Filarmonica ha restituito una tavolozza di colori estremamente delicata, con poche concessioni alle grandi espansioni sonore e una cura costante degli equilibri fra solista e orchestra. Particolarmente riuscito il lavoro sugli archi e sui fiati, soprattutto nel primo movimento, dove la morbidezza dell’insieme ha contribuito a delineare un’atmosfera di notevole suggestione. Efficace anche la realizzazione del movimento conclusivo, sostenuto da una precisa articolazione ritmica e da una buona compattezza orchestrale. Al termine, Hadelich ha concesso un bis, ulteriore occasione per apprezzare la qualità del suo suono.


La seconda parte ha visto Chailly affrontare la Quinta Sinfonia in si bemolle maggiore op. 100 di Prokofiev, aggiungendo un ulteriore capitolo al proprio percorso scaligero attraverso la produzione del compositore russo. Già nell’inaugurazione della stagione, con il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, erano emerse le qualità di una concezione interpretativa particolarmente attenta alla scrittura e alla ricerca timbrica. Caratteristiche che hanno trovato nella Quinta Sinfonia una realizzazione ancora più compiuta, dando vita a una lettura di grande personalità e precisione esecutiva.


Chailly ha saputo decifrare la complessa architettura sonora con straordinaria lucidità, restituendo a ogni intervento una funzione precisa all’interno del discorso. La sua lettura ha colpito per la capacità di mettere in evidenza le singole voci, attraverso una gestione rigorosa delle masse orchestrali e una definizione minuziosa dei rapporti timbrici. Un’interpretazione nella quale la precisione tecnica è stata costantemente al servizio di una chiara intenzione espressiva.


Particolarmente riuscito il primo movimento, Andante, costruito con grande attenzione alla progressiva intensificazione della tensione musicale. Chailly ha saputo governare l’accumularsi delle sonorità fino alla grandiosa coda conclusiva, nella quale l’orchestra ha raggiunto un’esplosione sonora di impressionante potenza. Ancora più interessante il secondo movimento, Allegro marcato, affrontato con una precisione ritmica e una ricchezza di dettagli davvero ammirevoli. Il continuo dialogo fra archi, fiati e percussioni è stato governato con assoluta sicurezza, valorizzando le articolazioni della scrittura e le improvvise variazioni di colore. Chailly ha inoltre saputo cogliere con particolare finezza la componente ironica e grottesca della musica di Prokofiev, conferendo ai diversi episodi una caratterizzazione espressiva ben definita. Un autentico lavoro di cesello sulla partitura, nel quale anche i dettagli apparentemente secondari hanno acquistato rilievo e significato.


La Filarmonica della Scala ha offerto, nell’occasione, una delle sue prove più felici, mostrando una duttilità timbrica che non sempre contraddistingue le sue esecuzioni. Una formazione il cui rendimento risente sensibilmente dell’intesa instaurata con il direttore e che, con Chailly, ha dimostrato ancora una volta di possedere un’affinità musicale particolarmente profonda.

Il pubblico scaligero ha accolto la conclusione del concerto con una calorosa ovazione, tributando al direttore e alla Filarmonica un successo pienamente meritato.


  • Instagram
  • Facebook

Powered and secured by Wix

bottom of page