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Shostakovich • Sanderling

  • Lorenzo Giovati
  • 16 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Milano, Teatro dal Verme. 10 Settembre 2025.

Il MiTo SettembreMusica, il festival che unisce musicalmente le città di Milano e Torino, ha dedicato una parte della programmazione alla commemorazione dei cinquant’anni dalla morte di Dmitri Shostakovich. Tra gli appuntamenti milanesi, particolarmente rilevante è stato quello che ha visto protagonista la Luzerner Sinfonieorchester, una delle più antiche orchestre svizzere, diretta da Michael Sanderling nell’esecuzione della Decima Sinfonia del compositore russo. L’esecuzione è stata arricchita dalla proiezione del film Oh, To Believe in Another World di William Kentridge, regista sudafricano, commissionato proprio dall’orchestra lucernese e già più volte utilizzato come accompagnamento visivo a questa sinfonia.


Dal punto di vista musicale, si è percepita con chiarezza la lunga tradizione della famiglia Sanderling nell’interpretazione delle partiture di Shostakovich. Dopo le incisioni di Kurt Sanderling e l’attività di Thomas, Michael ha mostrato di possedere la stessa sicurezza nell'affrontare questo repertorio: la sua lettura ha rivelato piena consapevolezza delle proporzioni architettoniche della sinfonia, grande attenzione al dettaglio e al tempo stesso una visione unitaria e coerente.


Il primo movimento è apparso ampio, cupo e densissimo, ma sempre governato da un senso di progressione logica. L’orchestra ha saputo rendere l’atmosfera opprimente senza mai perdere la chiarezza delle linee, con archi compatti e fiati ben equilibrati. Nel secondo movimento la compattezza è diventata energia travolgente: il carattere feroce dello Scherzo è emerso con potenza, sostenuto da ottoni di notevole precisione e incisività, e da percussioni che hanno conferito ritmo implacabile, fino ad atterrire gli ascoltatori. Il terzo movimento ha rivelato la sensibilità del direttore nel mantenere la tensione interna della pagina. Il tempo è risultato saldo e flessibile, permettendo la giusta varietà di accenti e colori. Particolarmente apprezzabili sono stati gli interventi del corno solista, capaci di conferire un carattere intimo e malinconico, che ha dialogato con l’orchestra con naturalezza. Nel quarto movimento l’iniziale atmosfera scura ha ripreso i toni del primo, ma Sanderling ha saputo condurre progressivamente verso una conclusione più aperta e luminosa. Il finale, pur non rinunciando a tratti inquieti, è risultato travolgente per energia e intensità, restituendo l’ambivalenza del messaggio shostakovichiano.


La Luzerner Sinfonieorchester ha offerto una prova di altissimo livello. Gli archi hanno impressionato per compattezza e omogeneità di suono e si sono mantenuti sempre luminosi anche nei momenti più tesi. I fiati si sono distinti per precisione e qualità timbrica, mentre le percussioni hanno dato corpo e spinta drammatica senza mai coprire il resto dell’orchestra. Gli ottoni, potenti e brillanti, hanno aggiunto vigore all’insieme, contribuendo a rendere l’esecuzione complessivamente impeccabile.


Per quanto riguarda il film proiettato, Oh, To Believe in Another World di William Kentridge si è rivelato un complemento interessante. Attraverso animazioni, pupazzi, sagome di cartone e intertitoli, il regista ha evocato momenti chiave della storia sovietica: dall’entusiasmo rivoluzionario degli anni di Lenin al culto di Stalin, fino alla disillusione di Mayakovsky e all’eliminazione di Trotskij. Le immagini hanno assunto un carattere volutamente fragile e provvisorio, quasi reperti in un museo improvvisato, a sottolineare la precarietà di un sogno politico e culturale destinato a infrangersi. Alcuni passaggi del film sono rimasti ambigui e di difficile interpretazione, ma questa scelta non ha rappresentato un limite, poiché rifletteva sempre la musica di Shostakovich. L’inserimento di figure come Mayakovsky, Trotskij e Lilya Brik ha ampliato lo sguardo oltre la dimensione politica, restituendo la complessità di un contesto culturale tormentato.


Il risultato complessivo è stato quello di un concerto diverso dal solito, non solo per l’accostamento tra musica e immagini, ma anche per la qualità straordinaria dell’interpretazione musicale. Oh, To Believe in Another World ha affiancato la Decima Sinfonia con discrezione e profondità, senza mai sovrapporsi alla musica, mentre l’orchestra e il maestro Sanderling hanno consegnato una lettura pregevolissima.


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