Recital Salsi e Meli
- Lorenzo Giovati
- 3 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Milano, Teatro alla Scala. 21 Giugno 2026.
Prima di concludersi nel segno di Donizetti, la stagione pre-estiva del Teatro alla Scala ha offerto al pubblico milanese un’ultima serata verdiana, anticipatoria della Traviata di settembre. Protagonisti del recital sono stati Luca Salsi e Francesco Meli, due interpreti oggi tra i più autorevoli nel repertorio verdiano, entrambi di ritorno sul palcoscenico del Piermarini dopo il recente successo in Nabucco. Il programma ufficiale ha accostato arie e duetti da Don Carlo, La forza del destino e Otello, con Nelson Calzi al pianoforte.
Il recital si è aperto con la grande scena di Carlo e Rodrigo dal Don Carlo: “Io l’ho perduta!… Io la vidi e il suo sorriso… È lui!... desso... l’Infante!... Dio, che nell’alma infondere”, pagina che entrambi gli artisti avevano già affrontato alla Scala nel 2023. Salsi ha confermato la qualità di un Posa nobile, sorvegliato nell’accento e partecipe senza enfasi, sostenuto da un mezzo rimasto saldo e omogeneo. Meli, rispetto alle precedenti recite scaligere, ha mostrato una condizione vocale di maggiore sicurezza: il canto è apparso più libero, la linea più luminosa, il fraseggio più vario e la proiezione ampia, con un Carlo giovanile ma non generico, costruito con attenzione alla parola.
Il momento dedicato a Don Carlo si è concluso con “Son io, mio Carlo… Per me giunto è il dì supremo… Io morrò, ma lieto in core”. Salsi ha affrontato la morte di Rodrigo con fraseggio composto e intensità controllata, evitando ogni cedimento. La sicurezza dell’intonazione, la chiarezza della dizione e la precisione delle inflessioni hanno restituito il carattere umano della pagina, senza separare la nobiltà del personaggio dalla sua concreta urgenza drammatica.
A dare respiro alla successione vocale è intervenuto Nelson Calzi, che ha eseguito il Liebeslied da Widmung, S. 566, di Franz Liszt. Il maestro Calzi ha suonato con tocco sensibile, fraseggio curato e buon controllo delle dinamiche, confermandosi poi, lungo tutto il recital, accompagnatore attentissimo alle esigenze dei due cantanti.
La sezione dedicata alla Forza del destino si è aperta con “La vita è inferno all’infelice… O tu che in seno agli angeli”. Meli ha confermato le qualità migliori del suo canto: la ricchezza del fraseggio, la pastosità del timbro, la luminosità della linea e una capacità di alternare slancio e morbidezza senza perdere compattezza. La voce è risultata robusta, ben proiettata, stabile nell’emissione e precisa nell’intonazione.
È poi seguita la grande scena di Carlo di Vargas, “Morir!... tremenda cosa!... Urna fatale del mio destino. Invano Alvaro ti celasti al mondo”, nella quale Salsi ha trovato accenti incisivi e ben scolpiti. Il baritono ha dato alla pagina un carattere appassionato, ma sempre disciplinato, con una linea vocale salda e un fraseggio capace di rendere la violenza del personaggio senza irrigidirne il canto. L’ingresso finale di Meli ha completato con efficacia il quadro drammatico.
Dopo l’intervallo, il programma si è concentrato su Otello, titolo che inaugurerà la prossima stagione scaligera e nel quale Salsi vestirà i panni di Jago. Meli ha interpretato “Dio! mi potevi scagliar” con accento dolente e realistico, senza indugiare in effetti di maniera. La sofferenza di Otello è emersa attraverso il controllo della parola, la tensione del legato e una voce ancora pienamente sostenuta. Subito dopo, Salsi ha affrontato il “Credo” proponendo un Jago violento, ma non sguaiato, subdolo più che semplicemente brutale. È stata un’anticipazione significativa del personaggio che il pubblico milanese ascolterà nella nuova produzione scaligera.
Prima del finale, Calzi ha riportato la serata verso un Verdi "di mezzo" attraverso la Paraphrase de concert su Rigoletto di Liszt. L’esecuzione ha colpito per scioltezza, rapidità, nitore e densità sonora, con una resa brillante ma non meramente virtuosistica. Il pubblico ha accolto il brano con evidente apprezzamento.
Il programma ufficiale si è chiuso con il finale del secondo atto di Otello: “Non pensateci più… Ora e per sempre addio… Era la notte… Sì, pel ciel marmoreo giuro”. In questo ampio arco drammatico, Meli e Salsi hanno trovato un equilibrio efficace tra tensione teatrale e controllo vocale. Il tenore ha restituito il progressivo cedimento di Otello con canto ampio e fraseggio intenso; il baritono ha costruito la seduzione velenosa di Jago con precisione d’accento e autorevolezza scenica. Il duetto ha così assunto il peso necessario, senza bisogno di forzature.
I bis hanno rappresentato una vera sorpresa. Il primo, affidato a entrambi, è stato “All’idea di quel metallo” dal Barbiere di Siviglia. Vedere Salsi nei panni di Figaro è stato particolarmente interessante: il fraseggio è apparso vivace, rapido, ben articolato, con una naturalezza teatrale che ha mostrato un diverso versante della sua vocalità. Meli, come Almaviva, ha offerto una prova di notevole eleganza, con leggerezza, stile e facilità d’emissione.
Sono seguiti due bis solistici verdiani: Salsi ha cantato “Cortigiani, vil razza dannata” da Rigoletto, mentre Meli ha proposto “Forse la soglia attinse… Ma se m’è forza perderti” da Un ballo in maschera. In entrambi i casi si è trattato di pagine affrontate con piena concentrazione interpretativa: Salsi ha dato al lamento di Rigoletto accento amaro e nobile dolore; Meli ha cantato Riccardo con linea ampia, morbidezza e autentica partecipazione.
La conclusione ha poi lasciato il repertorio verdiano. Salsi ha/ eseguito “Core ’ngrato”, mentre Meli ha chiuso la serata con “M’han detto che domani, Nina, vi fate sposa” di Tosti. Anche in questo repertorio più raccolto, entrambi hanno mantenuto misura e qualità di fraseggio, evitando l’effetto da semplice appendice brillante.
Il successo finale è stato caloroso e meritato. Meli e Salsi hanno offerto un recital di alto livello, fondato non soltanto sulla qualità dei mezzi vocali, ma sulla piena padronanza dello stile, della parola e del fraseggio. Accanto a loro, Nelson Calzi ha garantito un sostegno pianistico pregevole, attento e mai secondario.
La serata si è così conclusa come uno dei recital vocali più riusciti della stagione scaligera recente, salutato dal pubblico con lunghi e meritati applausi.
















