Rachmaninov e Tchaikovsky • Mengoli
Padova, Teatro Verdi. 17 Settembre 2026.
Il 17 settembre il Teatro Verdi di Padova, gremito da un pubblico numeroso ed eterogeneo, ha ospitato il concerto inaugurale della nona edizione del Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori, rassegna dedicata al grande cembalaro padovano che, alla corte dei Medici, ha ideato i primi modelli di pianoforte. La serata si è aperta proprio con un breve e ben costruito racconto della figura di Cristofori e della nascita dello strumento, seguito da saluti istituzionali forse eccessivamente protratti e dalla consegna del secondo Cristofori d’Oro a Thomas Adès, compositore, direttore e pianista fra le personalità più significative della musica contemporanea.
Il programma ha accostato due pagine capitali del repertorio russo: il Secondo Concerto per pianoforte di Rachmaninov e la Quinta Sinfonia di Čajkovskij, affidate all’Orchestra di Padova e del Veneto sotto la direzione del maestro Giuseppe Mengoli. Al pianoforte Lucas Debargue, artista in residenza del Festival 2026, che ha affrontato Rachmaninov con un tocco nitido e un fraseggio sempre sorvegliato.
Il maestro Mengoli ha sostenuto il solista con una direzione incalzante e partecipe. Nel primo movimento ha dato ampiezza alle grandi arcate senza rallentare il discorso, costruendo con attenzione i progressivi allargamenti dinamici e mantenendo saldo il rapporto con il pianoforte. Più raccolto è stato l’Adagio sostenuto, nel quale la rarefazione del suono ha lasciato emergere con maggiore chiarezza il dialogo fra solista e orchestra. L’Allegro scherzando conclusivo è stato invece rapido e scattante, condotto con precisione, fino a un finale efficacemente preparato. L’intesa con Debargue è rimasta costante.
Debargue ha confermato una personalità pianistica definita, tecnicamente sicura, ma soprattutto attenta alla costruzione della frase. Il suono non ha cercato sistematicamente la potenza e anche nei grandi episodi è rimasto sufficientemente trasparente, mentre nei passaggi lirici il pianista ha saputo alleggerire il tocco. Una prova di qualità.
Come primo bis Debargue ha proposto The Man I Love di George Gershwin, quasi un’anticipazione del doppio album Gershwin Variations, pubblicato da Sony Classical il giorno successivo e dedicato interamente al compositore americano. Alla fine della serata Debargue è poi tornato al pianoforte insieme a Thomas Adès per un breve bis a quattro mani, nato con l’immediatezza di un incontro fra due musicisti e accolto con particolare simpatia dal pubblico.
Nella seconda parte il maestro Mengoli ha affrontato la Quinta Sinfonia di Čajkovskij con un’idea interpretativa molto chiara e un evidente lavoro sull’orchestra. Il direttore ha mostrato ancora una volta una personalità ben riconoscibile, un gesto nitido ed eloquente, unito a una particolare capacità di imprimere alla musica tensione e partecipazione emotiva. Il maestro Mengoli ha saputo lavorare sul suono senza perdere di vista la direzione complessiva della frase, modellando l’orchestra con attenzione e cercando sempre un risultato espressivo prima ancora che puramente sonoro. Una qualità che acquista ulteriore interesse in vista dell’impegno verdiano che lo attende in ottobre, quando dirigerà Aida a Busseto nell’ambito del Festival Verdi.
Nel primo movimento il maestro Mengoli ha imposto un passo compatto, mantenendo sempre riconoscibile il tema e costruendo con chiarezza le diverse tensioni interne della partitura. L’Orchestra di Padova e del Veneto ha risposto con disponibilità e buona propensione al gesto del direttore, seguendone le indicazioni con attenzione. Il suono è arrivato talvolta piuttosto greve, ma su questa impressione ha inciso anche l’acustica non particolarmente generosa del Teatro Verdi, piuttosto sorda e poco favorevole a mettere pienamente in risalto la varietà timbrica dell'orchestra.
Molto riuscito si è rivelato l’Andante cantabile, sostenuto dall’ottimo intervento del corno solista. Mengoli ha lasciato respirare la grande melodia mantenendo però sempre una direzione precisa, e nei momenti più concitati ha saputo far crescere la tensione senza perdere chiarezza. La sua capacità di costruire il fraseggio su archi molto ampi ha dato al movimento una forte continuità emotiva.
Il Valse è trascorso con leggerezza e buona scorrevolezza, mentre nel Finale la costruzione dei climax è risultata particolarmente efficace. La progressiva espansione della massa orchestrale è stata ben graduata e ha restituito alla conclusione il carattere richiesto dalla partitura. Proprio nella coda si è verificato tuttavia uno scollamento nella sezione dei tromboni, simile a un’incertezza emersa anche in precedenza, che ha momentaneamente compromesso la compattezza dell’insieme. Il maestro Mengoli si è prodigato immediatamente con un gesto molto chiaro nel tentativo di ricomporre le sezioni, ma l’orchestra non è riuscita a ritrovare istantaneamente la piena coesione.
Nel complesso l’Orchestra di Padova e del Veneto ha offerto comunque una prova di buona professionalità e ottima disponibilità musicale. Gli archi sono risultati compatti, i fiati ben caratterizzati e sicura la sezione degli ottoni. L’acustica del teatro non ha certamente favorito la profondità e la definizione del suono, rendendo l’impasto talvolta più pesante di quanto probabilmente fosse in realtà, ma l’ensemble ha seguito le indicazioni del direttore e ha sostenuto con impegno una lettura viva e ben preparata.
Il maestro Mengoli ha confermato qualità direttoriali evidenti, non soltanto nella chiarezza dell’idea interpretativa e nella gestione della tensione, ma soprattutto nella capacità di dare un senso emotivo preciso a ciò che dirige.
Il concerto ha inaugurato così il Festival Cristofori con una serata molto godibile e musicalmente ben preparata. Il caloroso successo tributato dal pubblico a solista, direttore e orchestra ha chiuso una serata complessivamente riuscita.




