Mozart • Gonzalez-Monjas
- Lorenzo Giovati
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Salisburgo, Mozarteum Großer Saal. 9 Agosto 2026.
Tra gli appuntamenti più caratteristici del Festival di Salisburgo si collocano le Mozart-Matineen, la serie di concerti dedicata al più illustre dei compositori nati nella città austriaca e ospitata nella splendida Großer Saal della Stiftung Mozarteum.
Questi concerti non offrono soltanto la possibilità di ascoltare Mozart nella sua città natale, grazie a concerti affidati alla Mozarteumorchester Salzburg, una formazione che con questo repertorio conserva naturalmente un rapporto privilegiato, ma propongono programmi capaci di accostare pagine celebri a composizioni meno frequentate, attingendo alla vastità quasi inesauribile del catalogo mozartiano. Al tempo stesso, i concerti della mattina permettono spesso di conoscere interpreti e bacchette particolarmente interessanti. È stato il caso dei concerti dell’8 e 9 agosto, che hanno visto salire sul podio Roberto González-Monjas, dal 2024 direttore principale del Mozarteumorchester e destinato ad assumere, dalla stagione 2027/28, l’incarico di primo direttore ospite dell’Orchestre de Paris. Un direttore in rapida ascesa, che a Salisburgo ha messo in mostra doti di personalità e di carattere attraverso un programma interamente mozartiano e tutt’altro che scontato.
La mattinata si è aperta con la Marcia in do maggiore K 408/1, seguita dal Minuetto sinfonico in do maggiore K 409. Già nella Marcia il maestro González-Monjas ha delineato con chiarezza la propria idea di Mozart: una lettura energica e fresca, poco incline a indugiare in una grazia genericamente “viennese”, ma sempre elegante e sorvegliata. Ha impresso all’orchestra un passo deciso, sostenuto da dinamiche generose, grande compattezza e agili contrasti ritmici. Nel Minuetto questa impostazione si è fatta più distesa e fraseggiata, senza perdere incisività, grazie anche a un’accurata gestione dei piani sonori e a una naturale leggerezza del gesto.
È seguita una riuscitissima esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 12 in la maggiore K 414, nella quale il maestro González-Monjas ha trovato un’eccellente intesa musicale con Alexander Melnikov. Il pianista russo ha offerto un’interpretazione tecnicamente impeccabile, ma soprattutto intensamente partecipe, costruita attraverso un pianismo raffinato e fluido e un tocco morbido, capace di conferire alla scrittura mozartiana un fraseggio mobile, dinamico e spesso finemente sfumato, mai rigido né asservito alla mera esibizione tecnica. Il maestro González-Monjas lo ha seguito con attenzione, inserendo il pianoforte all’interno di un discorso orchestrale perfettamente coerente: serrato ed energico nel primo movimento, delicato e soffice nel secondo, senza tuttavia diventare mai inerziale, brillante e solare nel movimento conclusivo. Ne è risultata un’esecuzione estremamente piacevole.
Dopo l’intervallo il palcoscenico è rimasto affidato a soli otto strumentisti per la Serenata in do minore K 388, “Nacht Musique”, composta per due oboi, due clarinetti, due corni e due fagotti. A eseguirla sono stati Sasha Calin e Federica Longo agli oboi, Harald Fleißner e Ferdinand Steiner ai clarinetti, Markus Hauser e Paul Pitzek ai corni, Álvaro Canales Albert e Ayako Kuroki ai fagotti. L’insieme ha mostrato una notevole compattezza e un impasto sonoro saldamente coeso, pur lasciando emergere con grande nitidezza le singole linee strumentali. Nessuna voce ha coperto le altre e proprio da questo equilibrio è nato un suono luminoso, trasparente e perfettamente calibrato. Il maestro González-Monjas ha governato l’insieme con sicurezza, mettendo in risalto, tanto la densità della scrittura, quanto la sua mobilità interna; particolarmente riusciti sono apparsi i due movimenti conclusivi, nei quali la lettura ha acquistato ulteriore incisività e slancio.
A conclusione della mattinata è stata eseguita la Sinfonia n. 35 in re maggiore K 385, “Haffner”. Nel primo movimento il maestro González-Monjas ha nuovamente privilegiato una forte energia esecutiva, senza tuttavia sacrificare la duttilità del fraseggio. L’Andante ha introdotto un clima più disteso, nel quale il direttore ha lasciato respirare maggiormente le frasi, affidandosi a una cantabilità naturale. Raffinato e leggero è apparso il Minuetto, ben equilibrato fra fermezza ritmica e morbidezza, mentre il Presto conclusivo ha liberato tutta l’energia della lettura direttoriale. Una conclusione di grande efficacia per un’esecuzione complessivamente riuscita.
Una menzione particolare spetta alla Mozarteumorchester Salzburg, che ha confermato ancora una volta la qualità del proprio suono. Anche con un organico relativamente contenuto sul palcoscenico della Großer Saal, l’orchestra ha mantenuto grande compattezza, energia e precisione: i fiati sono apparsi nitidi e corposi, gli archi raffinati e omogenei, mentre l’equilibrio complessivo ha restituito un Mozart luminoso e stilisticamente curato.
È stata dunque una mattinata di eccellente musica.




