Mozart e Mahler • Sokhiev
Lucerna, KKL. 5 Settembre 2026.
Dopo le due serate della Pittsburgh Symphony Orchestra, il palcoscenico del KKL di Lucerna ha accolto, la sera del 5 settembre, i Wiener Philharmoniker per il primo dei due concerti affidati al maestro Tugan Sokhiev. Un incontro tutt’altro che occasionale, visto che il rapporto fra il direttore e l’orchestra viennese, iniziato nel 2009 e divenuto negli ultimi anni sempre più assiduo, culminerà il prossimo 1° gennaio con il Concerto di Capodanno 2027. A Lucerna il maestro Sokhiev si è confrontato con un programma particolarmente interessante proprio perché lontano, almeno in parte, dal repertorio russo nel quale la sua personalità direttoriale si è affermata con maggiore evidenza: la Sinfonia n. 25 in sol minore K. 183 di Mozart e, nella seconda parte, la Prima Sinfonia di Mahler.
È stato soprattutto Mozart a offrire uno dei momenti più riusciti della serata. Il maestro Sokhiev ha dato della sinfonia una lettura di rara eleganza, energica senza diventare nervosa, elegante, ma mai algida. Il suo gesto ampio, estremamente eloquente e capace di abbracciare l’intera arcata della frase, ha trovato nei Wiener Philharmoniker un interlocutore ideale: il suono è rimasto rotondo e levigato senza perdere incisività, con quella naturale morbidezza dell’articolazione che appartiene profondamente alla tradizione dell’orchestra.
Nell’Allegro con brio iniziale il maestro Sokhiev ha messo in particolare rilievo il fitto dialogo interno alla scrittura, facendo emergere con grande chiarezza i richiami fra le sezioni degli archi e gli interventi dei fiati.
Particolarmente felice è apparso l’Andante, sostenuto da una scelta di tempo naturale e da una cantabilità mai compiaciuta.
Nel Minuetto, il maestro Sokhiev ha poi preservato con fermezza la scansione ritmica, curando al tempo stesso la definizione delle linee interne, mentre l’Allegro conclusivo ha ritrovato tutta la scorrevolezza dei movimenti precedenti: rapido, luminoso nell’articolazione, perfettamente controllato, suggellando un’esecuzione memorabile per compattezza, equilibrio e bellezza sonora.
Più problematica, pur entro un livello esecutivo comunque altissimo, è risultata la Prima Sinfonia di Mahler. Il maestro Sokhiev ha messo in mostra ancora una volta, come già si era percepito in occasione della sua esecuzione della seconda sinfonia a Vienna, una concezione della direzione fondata sulla continuità della frase, sulla trasparenza dei piani sonori e sulla qualità del suono. Proprio queste virtù, tuttavia, hanno finito talvolta per attenuare uno degli elementi essenziali della scrittura mahleriana, ovvero la tensione che incrina continuamente la bellezza tardoromantica e lascia già affiorare, dietro di essa, le inquietudini del Novecento.
Il primo movimento si è sviluppato così entro una visione ampia, distesa e luminosa. Il maestro Sokhiev ha costruito con grande sapienza il progressivo risveglio della natura, graduando con precisione dinamiche e densità orchestrali e conservando una notevole chiarezza anche nei passaggi più stratificati. È mancata, però, una tensione realmente crescente verso la conclusione.
Di maggiore immediatezza è risultato il secondo movimento, nel quale il maestro Sokhiev ha ottenuto eccellenti contrasti dinamici e una scansione ritmica salda, senza mai sacrificare la rotondità del suono orchestrale.
La marcia funebre del terzo movimento è stata affrontata con un tempo piuttosto disteso e con un carattere deliberatamente sofferto. La lettura ha privilegiato il canto, il colore e una malinconia quasi contemplativa più che il carattere deformato e straniante di questa processione.
Nel Finale il maestro Sokhiev ha nuovamente dato prova di un controllo tecnico formidabile. L’organizzazione dei piani sonori è stata magistrale, le grandi masse orchestrali sono state condotte senza confusione e ogni progressione ha mantenuto una straordinaria chiarezza. Proprio qui però si è avvertita con maggiore evidenza la mancanza dell’impeto quasi incontrollabile, della foga e del tormento che in Mahler sono un elemento essenziale. È stata una sinfonia "Titano", senza il "Titano".
Del maestro Sokhiev è quindi rimasta l’impressione di un interprete sensibilissimo e di grande talento, capace di governare un’orchestra con magnifico respiro, ma che in questa Prima ha cercato soprattutto la bellezza e la continuità del discorso laddove Mahler, forse, chiedeva anche più tensione.
Straordinaria, in ogni caso, è stata la prova dei Wiener Philharmoniker. A fronte di qualche isolata incertezza dei corni, l’orchestra ha esibito archi compatti e di impressionante rotondità, fiati duttilissimi e una sezione delle percussioni di eccezionale precisione e presenza.
La serata è stata comunque una qualità elevatissima: una qualità che si vorrebbe sempre poter ascoltare.




