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Messiah • Rousset

  • Lorenzo Giovati
  • 23 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Milano, Teatro alla Scala. 15 Dicembre 2025.

Dopo l’inaugurazione della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano, avvenuta come da tradizione il 7 dicembre scorso, la presenza della prestigiosa orchestra English Baroque Soloists e dell’eccellente Monteverdi Choir ha dato avvio alla rassegna delle orchestre ospiti dell’istituzione milanese. In programma, un vero evergreen del repertorio barocco, il Messiah di Handel nella versione del Covent Garden del 1752, composizione dal carattere profondamente religioso, capace di adattarsi con naturalezza, tanto al tempo di Natale, quanto a quello pasquale. Proprio in relazione al periodo, la scelta di questo programma, affidato alla bacchetta esperta del maestro Christophe Rousset, è parsa particolarmente felice. L’impressione complessiva, che si è avuto assistendo allo spettacolo, è stata quella di un concerto preparato con estrema cura. Se ne è avuta una conferma già nella fase di accordatura degli strumenti, condotta con una meticolosità non comune, indice di un lavoro approfondito e consapevole.


La direzione del maestro Rousset è stata splendida, improntata a una sobrietà costante, evidente anche nel celeberrimo Hallelujah, affrontato, non come un’esplosione di trionfale giubilo, ma con una gioiosità misurata e controllata. Rousset è riuscito a evitare qualsiasi senso di monotonia, variando con intelligenza accenti, tempi e dinamiche, oltre che mantenendo la partitura sempre viva, coinvolgente ed elegantissima. Ne è emersa una prova di alto profilo, da interprete colto e pienamente consapevole del linguaggio musicale di Handel.


L’English Baroque Soloists ha offerto una prova di assoluto rilievo, sfiggiando un suono non particolarmente voluminoso ,ma stilisticamente impeccabile, accuratissimo in ogni passaggio, dalle intonazioni alla qualità timbrica, nonostante l’organico fosse numericamente molto contenuto. Hanno colpito la compattezza dell’insieme e il suono luminoso ed elegante. Il Monteverdi Choir ha fornito, per parte sua, una prestazione di altissimo livello, non solo per la qualità e l’omogeneità del suono, ma soprattutto per la straordinaria cura nella cesellatura della parola, risultato tutt’altro che scontato, considerando la naturale morbidezza della lingua inglese. Una prova davvero notevole.


Tutt’altro che marginale, in una composizione come questa, è stato l’apporto delle quattro voci soliste. Il soprano Ana Vieira Leite ha messo in campo una voce cristallina, particolarmente efficace nelle arie poste alla conclusione della prima parte e all’inizio della terza. Più raccolta, ma comunque pregevole, la prova del mezzosoprano Dame Sarah Connolly, dotata di una bella voce, forse non particolarmente voluminosa, ma sempre musicale e stilisticamente curata. Di eccellente livello il comparto maschile, con il tenore Andrew Staples e il basso William Thomas, entrambi molto convincenti per solidità tecnica e per controllo espressivo; particolarmente riuscita l’aria della terza parte affidata al basso, risolta con autorevolezza e musicalità.


In sintesi, un concerto di livello eccellente, reso possibile dall’altissima qualità dell’orchestra, del coro, dei solisti e della direzione. Per la prima volta il Messiah è stato eseguito nella sua forma integrale al Teatro alla Scala di Milano, e lo si è fatto con una qualità complessiva davvero lodevole.


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