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Mahler Sinfonia 9 • Steinaecker

Lorenzo Giovati
13 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Milano, Teatro alla Scala. 9 Settembre 2026.

In un momento particolare della vita del teatro milanese, con l’Orchestra del Teatro impegnata fuori sede e il palcoscenico affidato in quei giorni all’Accademia per L’elisir d’amore, la sessantacinquesima edizione dello Stresa Festival ha scelto proprio la Scala per concludere il proprio percorso con un appuntamento fuori dai consueti confini del Lago Maggiore. Lo ha fatto affidandosi a una delle esperienze più interessanti emerse negli ultimi anni intorno alla musica di Gustav Mahler: la Mahler Academy Orchestra diretta da Philipp von Steinaecker, impegnata nella Nona Sinfonia eseguita secondo i criteri dell’Originalklang Project, con strumenti e tecniche esecutive riconducibili all’epoca del compositore.


Prima ancora che il concerto cominciasse, tuttavia, a colpire è stato il pubblico. Lo Stresa Festival aveva previsto per gli under 30 biglietti al prezzo di dieci euro e la risposta è stata impressionante: palchi e gallerie gremiti di ragazzi, con una presenza giovanile difficilmente paragonabile a quella abituale delle grandi serate scaligere. Un risultato che dice molto anche sull’efficacia di politiche di accesso realmente incisive: il pubblico giovane esiste e risponde.


A rendere ancora più particolare la serata è stato il progetto artistico. La Gustav Mahler Academy, fondata a Bolzano da Claudio Abbado nel 1999, è nata come luogo d’incontro e formazione per giovani strumentisti di particolare talento. L’Originalklang Project, oggi guidato da Philipp von Steinaecker, ha spinto questa esperienza in una direzione ancora più radicale: ricostruire non soltanto l’organico, ma per quanto possibile il mondo sonoro conosciuto da Mahler, servendosi di una collezione di strumenti che riproduce quella dell’Orchestra dell’Opera di Vienna intorno al 1900 e recuperando tecniche esecutive documentate dalle fonti dell’epoca. Fra Mahler e l’ascoltatore contemporaneo si interpone più di un secolo di trasformazioni nella costruzione degli strumenti, nelle tecniche strumentali e nello stesso ideale di bellezza orchestrale. Il suono si è progressivamente fatto più omogeneo, rotondo, levigato.


La Mahler Academy Orchestra ha già trasformato questa ricerca in un progetto discografico: la Nona, registrata a Dobbiaco e pubblicata nel 2024 da Alpha Classics, è stata la prima tappa; nell’agosto 2026 è seguita la Quinta Sinfonia. Il concerto scaligero ha avuto dunque alle proprie spalle un lavoro sedimentato nel tempo, e lo si è percepito immediatamente nella sicurezza con cui orchestra e direttore hanno attraversato una partitura fra le più complesse dell’intero repertorio sinfonico.


Philipp von Steinaecker, già assistente di Claudio Abbado, ha diretto la Nona con una sensibilità profondamente mahleriana.


L’Andante comodo iniziale ha trovato fin dalle prime battute una dimensione sospesa e profondamente partecipe. Steinaecker ha costruito grandi arcate senza frantumare il movimento in una successione di episodi, lasciando che il materiale emergesse gradualmente da quella pulsazione irregolare e quasi organica con cui la Sinfonia sembra prendere vita.


Già qui la fisionomia particolare degli strumenti ha modificato sensibilmente la percezione dell’orchestrazione. Gli archi hanno mostrato una grana leggermente più asciutta e tagliente rispetto a quella delle grandi compagini sinfoniche moderne; i fiati hanno conservato identità individuali molto più marcate e gli ottoni sono emersi con una luminosità penetrante, meno rotonda e amalgamata. Non si è avvertita una minore ricchezza del suono, quanto piuttosto una diversa distribuzione dei colori: meno fusione e più caratterizzazione.


È stato però nel secondo movimento che la ricerca sul suono storico ha mostrato con maggiore evidenza il proprio interesse. Il Ländler è apparso vivace, pungente e progressivamente deformato. I fiati, più nasali e meno addolciti rispetto alla prassi orchestrale moderna, hanno restituito con particolare efficacia l’ironia e il carattere grottesco della scrittura. Proprio questa maggiore asprezza timbrica ha permesso di cogliere quanto l’ironia mahleriana sia inscritta nel suono stesso dell’orchestra.


La Rondo-Burleske è stata affrontata con grande energia e precisione. Steinaecker ha mantenuto perfettamente leggibile una scrittura contrappuntistica densissima, senza sacrificare la concitazione del movimento. Ottoni più scoperti, percussioni secche e fiati fortemente caratterizzati hanno accentuato la componente aggressiva della pagina, condotta fino a un finale travolgente.


Il vertice della serata è arrivato però con l’Adagio conclusivo. Steinaecker ha costruito il movimento con grande respiro, lasciando distendere la melodia degli archi senza indulgere in eccessi sentimentali. Particolarmente riuscito è stato il contrasto fra le grandi espansioni liriche e il progressivo disfacimento del materiale musicale.


Proprio il suono meno opulento degli archi si è rivelato decisivo nelle ultime pagine. La progressiva rarefazione non è sembrata soltanto una diminuzione dinamica, ma un vero sgretolarsi della materia sonora.


Dopo Milano, il progetto ha proseguito il proprio viaggio attraverso alcune delle principali sale europee, dai BBC Proms di Londra alla Kölner Philharmonie, dal Concertgebouw di Amsterdam al Brucknerhaus di Linz, fino al Konzerthaus di Vienna e all’Elbphilharmonie di Amburgo. Un itinerario particolarmente significativo per un progetto che non pretende di stabilire dogmaticamente “come Mahler debba essere eseguito”, ma pone una domanda assai più interessante ovvero quanto della musica che crediamo di conoscere dipende in realtà dal suono con cui siamo abituati ad ascoltarla.


Alla Scala la risposta è stata affascinante.

Il vivissimo successo che ha accolto direttore e orchestra ha concluso così non soltanto una splendida esecuzione, ma una serata per molti versi esemplare. Per la qualità musicale, certamente; per l’interesse di un progetto capace di coniugare ricerca e pratica esecutiva; ma anche per l’immagine di un Teatro alla Scala colmo di giovani.


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