Mahler Sinfonia 2 • Guggeis
Firenze, Sala Mehta del Teatro del Maggio. 26 Settembre 2026.
La rinuncia del maestro Zubin Mehta ha aperto al maestro Thomas Guggeis la possibilità di gestire uno degli appuntamenti più attesi della stagione del Maggio Musicale Fiorentino: la Seconda Sinfonia di Gustav Mahler. Una sostituzione tutt’altro che agevole, tanto più considerando che il direttore tedesco era già impegnato nelle prove del Wozzeck di Alban Berg, destinato ad andare in scena il giorno successivo. Il maestro Guggeis, nato nel 1993 e dunque appena trentatreenne, ha però affrontato la monumentale Resurrezione, mostrando una capacità di controllo dell’orchestra e una conoscenza della partitura notevolissime per un direttore della sua età.
Nel primo movimento il maestro Guggeis ha curato con particolare attenzione la qualità delle tinte e il progressivo addensarsi della materia orchestrale. Meno convincente è risultata inizialmente la gestione agogica, non sempre sufficientemente mobile per restituire fino in fondo le continue trasformazioni della pagina. La costruzione complessiva è rimasta tuttavia salda e il direttore ha saputo dare rilievo ai diversi piani della scrittura senza perdere la direzione dell’ampio arco formale.
Più disteso il secondo movimento, condotto con eleganza e con un fraseggio accurato. Il maestro Guggeis ne ha assecondato il carattere più raccolto senza ricercare rarefazioni eccessive, mantenendo nitidi gli attacchi e un controllo costante delle dinamiche. È stata una lettura forse meno contemplativa di altre, ma sempre ordinata e musicalmente ben calibrata.
Particolarmente riuscito il terzo movimento, nel quale la precisione del gesto ha trovato una risposta immediata nell’orchestra. I continui cambi di carattere, gli incastri fra le sezioni e le brusche variazioni dinamiche sono stati governati con impressionante sicurezza.
Nell’Urlicht Natalie Lewis ha offerto una prova molto buona, sostenuta da un’emissione sicura e da un’intonazione salda. La voce non si è sempre alleggerita con la medesima naturalezza nei passaggi più raccolti, ma il canto ha conservato nobiltà e compostezza. Il maestro Guggeis ha accompagnato la pagina con grande attenzione, scegliendo tempi naturali e lasciando alla voce lo spazio necessario senza perdere la continuità con quanto precedeva.
Nel vastissimo Finale la direzione ha raggiunto il proprio risultato più compiuto. Il maestro Guggeis ha saputo governare l’enorme quantità di materiale senza trasformare la grandiosità mahleriana in puro effetto. Il suono è stato spesso imponente, ma sempre funzionale alla costruzione dell’affresco; i grandi crescendo hanno avuto una progressione chiara e le successive rarefazioni non hanno interrotto la tensione. Fondamentale è stato l’ingresso del Coro del Maggio, preparato come sempre con grande cura da Lorenzo Fratini. La compattezza dell’insieme, la precisione degli attacchi e la capacità di passare dalle dinamiche più raccolte alla piena espansione hanno dato al Finale quella dimensione monumentale richiesta dalla partitura senza appesantirne il corso.
Molto bene anche Nikoletta Hertsak, dalla voce luminosa e ben proiettata, inserita con naturalezza nel progressivo ampliarsi della tessitura sonora.
Notevolissima è stata la prova dell’Orchestra del Maggio, apparsa in una delle sue serate migliori. Le trombe sono state precise e penetranti, i tromboni rotondi e solidi, ottima la tuba e particolarmente riuscita la prova dei corni. I fiati hanno conservato densità e caratterizzazione, mentre gli archi hanno sostenuto la grande architettura con un suono profondo e omogeneo. Il maestro Guggeis ha ricercato molto suono, ma non il semplice volume. Anche nei momenti di maggiore espansione è rimasta percepibile una precisa intenzione espressiva, sostenuta da un gesto chiaro e da una notevole capacità di comunicare rapidamente con l’orchestra.
Il pubblico ha accolto l’esecuzione con un successo ampio e meritato.




