La Traviata • Gamba
Milano, Teatro alla Scala. 30 Settembre 2026. (Cast II)
A una settimana dalla recita del 23 settembre, il ritorno alla Traviata di Liliana Cavani ha offerto l’occasione di ascoltare il secondo cast previsto per questa ripresa scaligera. Francesca Pia Vitale, Iván Ayón Rivas e Amartuvshin Enkhbat hanno sostituito rispettivamente Nadine Sierra, Piero Pretti e Boris Pinkhasovich, mentre sul podio è rimasto il maestro Michele Gamba.
Il confronto tra le esecuzioni ha riservato più di una sorpresa.
La rivelazione della serata è stata Francesca Pia Vitale. Il confronto con una Violetta autorevole come quella di Nadine Sierra sarebbe potuto risultare ingrato, ma la Vitale ha invece dimostrato di potersi alternare al soprano americano senza alcun senso di ripiego, imponendosi attraverso mezzi diversi, ma anche grazie ad una personalità già pienamente riconoscibile. Anche scenicamente ha posseduto un physique du rôle quasi ideale, con una figura elegantissima che si è adattata con particolare naturalezza alla Violetta disegnata dall’allestimento della Cavani. Ancora più notevole è risultata la costruzione vocale del personaggio. La voce, non particolarmente sontuosa, ha mostrato comunque una buona proiezione e un'ottima educazione. La parola è stata scandita con estrema attenzione, le consonanti sempre nitide, il fraseggio continuamente variato secondo il mutare della situazione drammatica. Violetta ha acquistato così colori differenti nei tre atti, senza che la cantante dovesse ricorrere a effetti esteriori per segnalarne l’evoluzione. Una prova sorprendente per maturità e consapevolezza, che ha rivelato un soprano di indubbio interesse.
Molto convincente è stata anche la prova di Iván Ayón Rivas. Il suo Alfredo ha trovato immediatamente un mezzo assai adatto al personaggio, luminoso e giovanile, senza essere leggero o esile. La voce ha conservato anzi una tinta piuttosto scura e virile, con un’emissione franca, perentoria e un’intonazione saldissima. Ne è risultato un Alfredo credibile anche scenicamente, vigoroso e appassionato, capace di reggere con maggiore personalità il confronto con Violetta.
Amartuvshin Enkhbat ha completato il terzetto con un Giorgio Germont vocalmente sontuoso. Il baritono mongolo ha sfoggiato volume e una linea di canto naturalmente distesa; disponendo soprattutto di quell’ampiezza del fiato che permette alla frase verdiana di svilupparsi senza frammentazioni. La voce, ampia e autorevole, potrebbe trovare ancora una maggiore varietà nelle sfumature più raccolte e nei passaggi in piano, ma Enkhbat ha comunque costruito Germont con notevole solidità.
I ruoli di fianco hanno confermato la buona impressione della precedente recita.
Sono rimaste invece le riserve sulla direzione del maestro Michele Gamba, sebbene la recita del 30 settembre sia risultata complessivamente migliore di quella ascoltata una settimana prima. I tempi sono apparsi generalmente più mobili e alcune pagine hanno acquistato una maggiore naturalezza teatrale. Non sono scomparsi, tuttavia, i limiti già rilevati. La direzione ha continuato a mancare di quella raffinatezza necessaria a differenziare i molti piani espressivi della partitura e la concertazione è rimasta spesso più funzionale, che realmente interpretativa. I timpani sono risultati ancora eccessivamente perentori, mentre gli archi hanno mostrato qualche imprecisione e una qualità non sempre omogenea.
Nulla di sostanziale è cambiato nel giudizio sull’allestimento di Liliana Cavani. A trentasei anni dalla sua nascita conserva una notevole eleganza e una capacità narrativa che ne giustificano la longevità.
La recita ha ricevuto un’accoglienza calorosissima e ha soprattutto mostrato la qualità di un secondo cast apparso, nell’insieme, più equilibrato del primo.




