top of page

Brahms e Schumann • Rustioni

Lorenzo Giovati
11 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Milano, Teatro alla Scala. 22 Settembre 2026.

Dopo dodici anni di assenza dal podio del Piermarini il maestro Daniele Rustioni è tornato alla Scala inaugurando il penultimo trittico della stagione sinfonica 2025/26. Un ritorno destinato peraltro a proseguire con il Faust di Gounod, ultimo titolo operistico della stagione. Il programma ha riunito Brahms e Schumann in un percorso integralmente romantico, affidato all’Orchestra e al Coro del Teatro alla Scala.


Ad aprire la serata è stata l’Akademische Fest-Ouvertüre op. 80 di Brahms, composta nel 1880 come ringraziamento per la laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Breslavia. Nella stessa estate Brahms scrisse anche la Tragische Ouvertüre, dando vita a due pagine quasi gemelle per genesi, ma  opposte per carattere, tanto che lo stesso compositore osservò come l’una ridesse mentre l’altra piangesse. L’Accademica, costruita anche sulla rielaborazione di canti studenteschi, rappresenta il volto più luminoso e ironico di questa coppia.


Il maestro Rustioni ne ha dato una lettura vivace e molto curata, senza trasformarne il carattere festoso in semplice brillantezza. Ha lavorato attentamente sui colori e sulle diverse densità orchestrali, mantenendo netti gli attacchi e sempre leggibile l’articolazione delle sezioni. L’Orchestra della Scala ha risposto fin dall’inizio con compattezza e partecipazione, offrendo una prova particolarmente rifinita. Il finale, costruito attraverso un progressivo accumulo di energia, ha chiuso l’Ouverture con slancio e controllo.


Di tutt’altro carattere lo Schicksalslied op. 54, nato negli anni immediatamente successivi al Deutsches Requiem e composto fra il 1868 e il 1871 sui versi di Hölderlin. Il contrasto fra la luminosa serenità degli esseri celesti e la condizione inquieta degli uomini ha trovato in Brahms una scrittura corale e orchestrale insieme austera e intensamente lirica, nella quale è ancora evidente quella particolare gravità spirituale che aveva segnato il Requiem.


Qui Rustioni ha cambiato completamente passo. Il suono si è fatto più raccolto, attentissimo ai dosaggi e alle transizioni, dando corpo a una direzione che ha lasciato respirare le grandi arcate senza perdere la tensione interna della pagina. Molto bella la risposta dell’orchestra, morbida e partecipe, mentre il Coro del Teatro alla Scala, preparato da Alberto Malazzi, ha offerto una prova di grande compattezza, omogeneità e disciplina.


Dopo l’intervallo la Seconda Sinfonia in do maggiore op. 61 di Robert Schumann ha costituito il momento più significativo della serata. È una partitura che meriterebbe una frequentazione ben maggiore nelle sale italiane, non soltanto per la ricchezza della scrittura, ma per quella continua tensione fra inquietudine e ricerca della luce che ne attraversa l’intero percorso. Il maestro Rustioni l’ha affrontata con evidente conoscenza e con una concezione interpretativa pienamente definita.


Il primo movimento è stato costruito con grande attenzione alle tensioni interne. Il maestro Rustioni ha avuto costantemente sotto controllo dinamiche, attacchi e rapporti fra le sezioni, ottenendo dall’orchestra un suono compatto. Nello Scherzo il tempo è stato rapidissimo, ma la velocità non ha compromesso la precisione. Il gesto nitido del maestro Rustioni ha sostenuto con sicurezza la vorticosa scrittura degli archi. L’orchestra ha risposto con energia e notevole prontezza. Splendido l’Adagio espressivo, nel quale il maestro Rustioni ha disteso il fraseggio in grandi arcate. La tensione emotiva è rimasta costante e il canto dell’orchestra ha acquistato una qualità particolarmente intensa. Il Finale ha poi ricondotto progressivamente la Sinfonia verso la luce, con una costruzione molto ben graduata e un ultimo slancio di grande efficacia.


A disturbare la continuità dell’esecuzione è stato purtroppo una parte del pubblico, che ha applaudito dopo ciascun movimento, nonostante i ripetuti richiami al silenzio provenienti da un’altra parte della sala.


La prova dell’Orchestra del Teatro alla Scala è stata notevole. Il maestro Rustioni ne ha ottenuto compattezza, energia e una partecipazione che non sempre il complesso mostra con la stessa continuità nel repertorio sinfonico. Si è percepito un lavoro preparatorio accurato e, soprattutto, una presa molto salda sull’ensemble.


Il ritorno del maestro Rustioni alla Scala ha mostrato soprattutto quanto il direttore sia maturato nei dodici anni trascorsi dalla sua ultima presenza. Alla sicurezza tecnica si è aggiunta una capacità più profonda di leggere la partitura. Il risultato è stato un concerto accurato, partecipe e musicalmente molto convincente, che ha riaperto in grande stile l’attività sinfonica scaligera dopo la pausa estiva.


  • Instagram
  • Facebook

Powered and secured by Wix

bottom of page