top of page

Fujikura e Mahler • Pappano

Lorenzo Giovati
12 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

Londra, Barbican Hall. 22 ottobre 2026.

La London Symphony Orchestra ha inaugurato la propria stagione con un programma di particolare impegno, affidato al suo direttore principale Sir Antonio Pappano e imperniato sulla Seconda Sinfonia di Gustav Mahler. Un repertorio che, pur non essendo fra quelli maggiormente frequentati dal direttore inglese, trova uno spazio crescente nella sua attività alla guida della formazione britannica. Un periodo particolarmente intenso per il maestro Pappano, impegnato a Londra in una fitta successione di appuntamenti sinfonici nell'arco di pochi giorni, che ha offerto l'occasione di apprezzarne ancora una volta le straordinarie qualità direttoriali e interpretative.


In apertura, Amber Alchemy del compositore giapponese Dai Fujikura, presentato in prima esecuzione britannica. Una pagina breve, dalle sonorità evocative e dalla scrittura orchestrale particolarmente complessa, che ha destato interesse soprattutto per le difficoltà tecniche imposte agli esecutori, più che per una personalità musicale destinata a lasciare un'impressione duratura. La London Symphony Orchestra ha affrontato la composizione con ammirevole sicurezza, sostenuta dal gesto precisissimo del maestro Pappano, capace di governare con assoluta lucidità le articolazioni e i rapporti fra le diverse sezioni.


Il momento centrale della serata è stato naturalmente rappresentato dalla Seconda Sinfonia in do minore di Gustav Mahler, monumentale partitura della quale Pappano ha offerto una lettura di notevole ricchezza espressiva. Un'interpretazione saldamente ancorata alla tradizione, ma profondamente personale nella definizione dei contrasti, nella mobilità dei tempi e, soprattutto, nella cura dei rapporti timbrici. Il direttore ha saputo valorizzare l'eccezionale complessità della scrittura mahleriana, restituendone molto bene la varietà espressiva.


Il primo movimento ha preso avvio con un impeto formidabile, attraverso attacchi degli archi di violenza quasi brutale e interventi degli ottoni e dei timpani di impressionante incisività. Una lettura furiosa, ma mai precipitosa, nella quale la tensione è stata sostenuta da un fraseggio orchestrale sempre nitido e perfettamente articolato. Il maestro Pappano ha fatto largo ricorso a una notevole flessibilità agogica, governando con naturalezza i continui mutamenti di tempo e le improvvise variazioni dinamiche. Particolarmente ammirevole è stata la gestione dei piani sonori, che ha consentito di cogliere con assoluta chiarezza anche i dettagli più minuti della partitura: le dissonanze, le sovrapposizioni delle diverse voci e i rapidi crescendo affidati talvolta a singoli strumenti hanno trovato ciascuno una precisa collocazione nel tessuto orchestrale.


Il secondo movimento ha assunto un carattere decisamente più disteso. Il maestro Pappano ha privilegiato un fraseggio morbido ed elegante, senza tuttavia ricercare un'eccessiva rarefazione sonora: una lettura dal carattere più terreno, nella quale la grazia della scrittura mahleriana è emersa soprattutto attraverso la straordinaria cura del fraseggio. Particolarmente raffinato il lavoro sugli archi, nelle sovrapposizioni delle linee melodiche, nella precisione dei rapidi ornamenti e nella definizione dei singoli pizzicati, plasmati con una minuzia sorprendente.


Nel terzo movimento, il maestro Pappano ha restituito con grande efficacia il carattere dello Scherzo, evitando di accentuarne eccessivamente la componente grottesca e privilegiando una lettura controllata, nella quale l'ironia della scrittura è emersa attraverso la precisione ritmica e la definizione dei colori orchestrali.


Di notevole bellezza anche Urlicht, affrontato con un tempo disteso e una sensibilità interpretativa particolarmente felice. Il contralto Noa Beinart ha offerto una prova eccellente, sostenuta da un'emissione salda e da una voce ottimamente modulata, capace di conservare morbidezza e leggerezza anche nella regione acuta. Il maestro Pappano ha accompagnato il canto con grande delicatezza, valorizzando il carattere raccolto della pagina e la continuità del fraseggio.


Il movimento conclusivo ha rappresentato il vertice dell'esecuzione. Fin dalle prime battute, gli interventi orchestrali hanno raggiunto una potenza impressionante, sostenuta da una precisione e da una compattezza assolute. Il maestro Pappano ha costruito un finale di straordinaria tensione, nel quale ogni episodio ha assunto un significato espressivo ben definito. La progressiva costruzione della tensione ha trovato il proprio compimento nelle ultime pagine, affrontate con un respiro ampio e disteso, senza sacrificare nulla alla grandiosità e all'impeto della conclusione.


Molto buona anche la prova del soprano Maria Bengtsson, mentre il London Symphony Chorus ha fornito un contributo professionale e accurato, pur senza raggiungere risultati altrettanto memorabili. Si sarebbe desiderata una maggiore consistenza sonora, soprattutto nei passaggi culminanti, e una più incisiva definizione della parola. Una prestazione complessivamente valida, ma meno travolgente rispetto alla straordinaria prova orchestrale della London Symphony Orchestra.


La qualità della formazione britannica ha raggiunto livelli difficilmente superabili, tanto per la perfezione tecnica, quanto per la duttilità e la ricchezza del suono. Gli ottoni hanno impressionato per compattezza e potenza, i legni per una nitidezza capace di emergere anche nei passaggi di maggiore densità orchestrale, mentre gli archi hanno esibito una sonorità vellutata, ricchissima di sfumature e perfettamente omogenea. Straordinarie soprattutto le percussioni, fra le migliori che sia dato ascoltare, capaci di coniugare una forza sonora quasi smisurata con una precisione assoluta. Un'orchestra in grado di passare istantaneamente dalle sonorità più monumentali ai pianissimi più impalpabili, conservando sempre una definizione timbrica e una coesione esemplari.


Altrettanto impressionante è apparsa l'intesa fra il maestro Pappano e i musicisti. Il direttore non ha avuto bisogno di indicare continuamente ogni sfumatura dinamica, potendo affidarsi a un'orchestra che ha dimostrato di conoscere profondamente la sua concezione interpretativa e di saperne realizzare le intenzioni con assoluta naturalezza. Una sintonia che testimonia la qualità del lavoro compiuto negli ultimi anni e che sembra aver consentito a una formazione già eccellente di raggiungere risultati ancora superiori.


Una Resurrezione eccellente, dunque, per ricchezza di intenzioni, varietà espressiva e qualità della realizzazione orchestrale. Pappano ha dimostrato di essere un Mahleriano che merita certamente di essere approfondito, alla guida di una London Symphony Orchestra semplicemente sublime.


  • Instagram
  • Facebook

Powered and secured by Wix

bottom of page