Concerto per Milano • Chailly
- Lorenzo Giovati
- 21 giu
- Tempo di lettura: 4 min
Milano, Piazza Duomo. 13 Giugno 2026.
È ormai uno dei segni più riconoscibili dell’arrivo dell’estate milanese il ritorno della musica classica en plein air, e il Concerto per Milano, organizzato dalla Filarmonica della Scala in Piazza Duomo, è divenuto negli anni una tradizione consolidata, capace di parlare, non soltanto al pubblico abituale del teatro, ma anche a una platea molto più ampia e trasversale. L’edizione di quest’anno ha assunto inoltre un significato particolare, perché, anche alla luce del cambio di direzione musicale del Teatro alla Scala, potrebbe essere stata l’ultima guidata dal maestro Riccardo Chailly in questa cornice. Naturalmente resta il desiderio di rivederlo presto sul podio scaligero, anche in virtù del solido legame instaurato con la città e con un’orchestra che, nelle sue mani, continua a mostrarsi preparata, duttile e riconoscibile per qualità di suono.
Il concerto si è presentato con una novità importante sul piano organizzativo: una grande platea di cinquemila posti gratuiti per il pubblico e un palcoscenico orientato verso il Duomo, non più disposto lateralmente come era avvenuto nelle precedenti edizioni. Una scelta felice, che ha reso la serata ancora più accogliente e fruibile, anche grazie a un clima ventilato e piacevolmente fresco. Particolarmente notevole è stato il lavoro sull’acustica della piazza. L’amplificazione, inevitabile in un contesto di queste dimensioni, è risultata percepibile, ma mai invadente, ben calibrata, capace di restituire con sufficiente chiarezza le diverse sezioni orchestrali e di permettere l’ascolto di ogni dettaglio senza deformare eccessivamente il suono. Anche i maxischermi hanno contribuito a rendere l’esperienza più coinvolgente, consentendo al pubblico di seguire da vicino il gesto del direttore e gli interventi dei solisti.
La serata si è aperta nel segno di Sergej Rachmaninov, unica presenza russa nel programma ufficiale, con le danze dall’opera Aleko, lavoro giovanile nel quale si riconosce già una scrittura orchestrale fortemente personale, ma ancora legata alla matrice russa più che alle successive esperienze americane del compositore. Il maestro Chailly ne ha restituito una lettura lucida, ben articolata, attenta alla varietà delle atmosfere. È emerso con particolare evidenza il contrasto tra la leggerezza delicata della danza delle donne e la più marcata pesantezza orchestrale della danza degli uomini, trattata con un bel senso del colore.
È seguita, in sostituzione della prevista La storia del sacerdote e del suo operaio Balda di Shostakovich, la Cuban Overture di George Gershwin, pagina che il maestro Chailly aveva già proposto pochi mesi fa in un concerto alla Scala. La sua lettura si è confermata intensa e ben costruita, non particolarmente effervescente o abbandonata a un facile gusto sudamericano, ma giustamente movimentata, sorretta da un buon ritmo interno e da una pulsazione sempre controllata. L’orchestra ha risposto con attenzione, compattezza e suono ampio, restituendo una pagina vivace.
Al centro della serata si è imposto il Concerto per pianoforte e orchestra di Gershwin, affidato al giovane Hayato Sumino, noto anche al grande pubblico dei social con il nome di Cateen. La sua interpretazione ha colpito per precisione, naturalezza e morbidezza di tocco. Sumino ha mostrato un pianismo scorrevole, fluido e tecnicamente impeccabile. La freschezza dell’approccio non ha compromesso lo stile, anzi ha dato alla pagina una vitalità spontanea, elegante e comunicativa. Il suono è apparso limpido e capace di inserirsi con intelligenza nel dialogo con l’orchestra.
Il maestro Chailly, dal canto suo, ha accompagnato il solista con una lettura vivace, ma sorvegliata, evitando tanto l’eccesso di languore, quanto la ricerca di una brillantezza superficiale. Nel primo movimento ha trovato una buona energia, con una costruzione orchestrale solida e ben scandita; il secondomovimento è parso forse più lento di quanto la pagina avrebbe potuto suggerire; il terzo movimento ha riportato maggiore slancio, conducendo il concerto a una conclusione ben definita e convincente. L’intesa tra pianoforte e orchestra è parsa complessivamente felice, sostenuta da una direzione attenta e da un solista capace di unire precisione, gusto e naturale comunicativa.
Il maestro Sumino ha poi proposto un suo splendido brano composto da 10 variazioni (levels) di I got rhythm, su tema di Gershwin.
Ultimo brano del programma è stato il Preludio e Rumble dalle Danze sinfoniche da West Side Story di Leonard Bernstein, con Sumino inserito nella compagine orchestrale per la parte pianistica. Il maestro Chailly ne ha offerto una lettura vivace, dal carattere apertamente americano, energica negli attacchi e ben sostenuta dal punto di vista ritmico. Non sono emersi contrasti particolarmente marcati, né una ricerca eccessiva di tensione drammatica, ma l’esecuzione ha funzionato per compattezza, decisione e chiarezza di impianto. L’orchestra ha risposto con prontezza, restituendo una pagina di sicuro effetto.
Come bis, il maestro Chailly ha lasciato spazio ancora a Hayato Sumino, accompagnandolo nel Presto dalla Jazz Suite di Alexander Tsfasman, seconda incursione russa della serata, questa volta fuori programma. L’esecuzione è stata spettacolare, rapidissima, brillante, con un pianismo di grande precisione e con un effetto immediatamente trascinante. Un bis perfettamente adatto al carattere della serata.
La Filarmonica della Scala ha suonato molto bene. Gli archi hanno mostrato il consueto velluto, morbido e compatto, con una qualità di suono riconoscibile anche attraverso l’amplificazione. I fiati sono stati puntuali e ben inseriti nell’insieme, mentre gli ottoni hanno offerto interventi luminosi, precisi e ben controllati. Ottimo anche il settore delle percussioni, particolarmente sollecitato in un programma di questo tipo e sempre risultato efficace, netto, ritmicamente saldo. Ciò che più ha colpito è stata la capacità dell’orchestra di conservare qualità e identità sonora anche in uno spazio aperto.
Ne è nata una serata di bellissima musica, ben eseguita e decisamente gradevole sotto ogni aspetto. Un concerto meno “serioso” di altri appuntamenti sinfonici, ma non per questo meno curato; anzi, proprio la sua immediatezza ha confermato la capacità della Filarmonica della Scala di rivolgersi a pubblici diversi, senza rinunciare alla qualità dell’esecuzione. Dopo tredici anni, il Concerto per Milano continua a dimostrarsi, non soltanto un evento cittadino di grande richiamo, ma anche un’occasione preziosa per avvicinare alla musica un pubblico più ampio, che in Piazza Duomo sembra non averne mai abbastanza.




















