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Brahms • Hrusa

Lorenzo Giovati
11 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Milano, Teatro dal Verme. 19 Settembre 2026.

Il 19 settembre MITO SettembreMusica ha concluso la propria programmazione milanese al Teatro Dal Verme con i Bamberger Symphoniker diretti da Jakub Hrusa. Il programma, interamente brahmsiano, ha seguito una disposizione piuttosto inconsueta, collocando nella prima parte la Terza Sinfonia e riservando alla seconda il monumentale Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra, affidato al giovane Lukas Sternath.


Nella Terza sinfonia il maestro Hrusa ha proposto un Brahms di notevole eleganza, luminoso e accuratamente fraseggiato. La sua non è stata una lettura incline ad accentuare il tormento o le ombre più profonde della scrittura, quanto piuttosto è stata volta a ricercarne la continuità, la nobiltà del suono e la chiarezza delle proporzioni. Il gesto del maestro Hrusa ha accompagnato con naturalezza le grandi arcate della Sinfonia, evitando pesantezze e mantenendo costante una notevole fluidità del discorso. Una concezione forse meno inquieta di altre possibili letture brahmsiane, ma coerente e musicalmente assai piacevole.


Decisiva è stata la qualità dei Bamberger Symphoniker, che hanno offerto una prova orchestrale di altissimo livello. Gli archi hanno mostrato compattezza e fluidità; i fiati sono risultati rotondi e perfettamente integrati, mentre corni e ottoni hanno impressionato per precisione e per bellezza del suono. Il maestro Hrusa ha trovato nell’orchestra una risposta immediata e una duttilità che gli hanno consentito di modellare la Sinfonia senza forzature. Ne è risultata un’esecuzione rifinita, equilibrata e di grande qualità.


Più problematica, pur rimanendo su un livello complessivamente alto, è stata la seconda parte del concerto. Lukas Sternath, nato a Vienna nel 2001 e già vincitore del Concorso ARD di Monaco, ha affrontato il Secondo Concerto con mezzi tecnici indiscutibili e con una sensibilità evidente. Il suo pianismo è apparso tuttavia non sempre altrettanto fluido. Il tocco ha acquistato talvolta un peso eccessivamente marcato e nei passaggi più concitati qualche imprecisione ha tradito una certa fretta. Sono emerse comunque una buona capacità di fraseggiare e un’intelligenza musicale che hanno impedito alla prova di ridursi a un atto di semplice virtuosismo.


Anche nel Concerto la lettura del maestro Hrůša ha mantenuto l’eleganza del fraseggio e l’accuratezza della concertazione già apprezzate nella Terza Sinfonia. Nell’ampiezza della forma, tuttavia, il discorso è apparso talvolta meno incisivo laddove una maggiore varietà di tensioni avrebbe potuto dare ulteriore slancio alla costruzione. È rimasta comunque una lettura molto curata, coerente e sorvegliata.


Ancora una volta i Bamberger hanno rappresentato il punto fermo dell’esecuzione. L’orchestra ha conservato una compattezza esemplare e una qualità timbrica notevolissima, con corni magnifici e un primo violoncello particolarmente ispirato nei numerosi interventi affidati allo strumento. Anche nei momenti nei quali il rapporto con il pianoforte è risultato meno spontaneo, l’ensemble non ha mai perso precisione né qualità del suono.


Il concerto ha quindi chiuso MITO a Milano con una serata di indubbio interesse. Il lungo successo tributato dal pubblico ha salutato una delle presenze orchestrali più prestigiose dell’edizione e un concerto complessivamente molto ben preparato.


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