Beethoven e Brahms • Chung
- Lorenzo Giovati
- 4 giorni fa
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Milano, Teatro alla Scala. 30 Marzo 2026.
Rientrati in patria dopo una lunga tournée europea sotto la guida dell’attuale direttore principale Riccardo Chailly, gli orchestrali della Filarmonica della Scala hanno immediatamente ripreso l’attività concertistica affrontando un nuovo appuntamento di stagione guidati da Myung-Whun Chung, designato a succedere a Chailly dalla prossima inaugurazione. Non pare casuale che tra i primi orizzonti progettuali del direttore coreano si sia delineato un ciclo brahmsiano: la presenza della Seconda Sinfonia in questo programma e l’annunciata esecuzione della Quarta nei mesi estivi sembrano già tracciare una linea guida chiara. Parallelamente, il dialogo con Ludwig van Beethoven si è configurato come un contrappunto ideale, quasi a suggerire una progressione parallela tra due universi espressivi che nella visione di Chung paiono riflettersi l’uno nell’altro.
Nella prima parte della serata, il Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven ha trovato in Leif Ove Andsnes un interprete di indubbia eleganza e solida preparazione tecnica. Il pianista norvegese ha offerto una lettura caratterizzata da un tocco deciso e da un suono denso, talora persino materico, che tuttavia non sempre ha raggiunto quella naturale fluidità e quella morbidezza di fraseggio che in questo repertorio restano imprescindibili. Alcune scelte dinamiche non sono apparse del tutto calibrate, con volumi talvolta eccessivamente marcati. Nel complesso, l’esecuzione si è distinta per finezza e controllo, pur senza toccare vertici di particolare memorabilità.
Di segno diverso si è rivelato l’apporto di Chung, che dal podio del Piermarini ha restituito una lettura intrisa di spirito viennese, privilegiando la cantabilità delle linee e una levigatezza timbrica di notevole pregio, soprattutto nel tessuto degli archi. Si è trattato di un’interpretazione non innovativa, ma stilisticamente sorvegliata, coerente e ben rifinita, sebbene non sempre dettagliatissima nel dialogo interno tra le sezioni orchestrali.
Come bis, Andsnes ha proposto la Tarantella di Frédéric Chopin, eseguita con brillantezza e spirito virtuosistico.
Nella seconda parte, Chung si è confrontato con la Seconda Sinfonia di Johannes Brahms, offrendo una lettura che ha privilegiato la continuità del discorso musicale rispetto ai contrasti romantici. Il primo e il secondo movimento hanno esibito un calore diffuso, sostenuto da una sonorità ambrata e da un fraseggio ampio e disteso; il terzo si è distinto per grazia ed eleganza, mentre il finale ha sprigionato un’energia controllata, più luminosa che drammatica. Il gesto direttoriale è apparso saldo e ben governato, sebbene non siano mancati, in particolare nei movimenti estremi, lievi scollamenti tra le sezioni degli archi.
La Filarmonica della Scala ha risposto con una prova complessivamente convincente: gli archi hanno offerto un suono vellutato e compatto, pur mostrando occasionali durezze negli acuti dei violini; i fiati si sono distinti per precisione e qualità timbrica; le percussioni hanno sostenuto con efficacia l’impalcatura ritmica. Positiva anche la prestazione degli ottoni, in particolare corni e tromboni, mentre le trombe hanno confermato una professionalità solida ma non priva di qualche incertezza in termini di rotondità e intonazione.
Ne è scaturito un concerto di notevole piacevolezza, dominato dalla capacità di Chung di evocare con finezza le atmosfere della Vienna ottocentesca, accolto dal pubblico con calorosi consensi.












