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Rachmaninov e Stravinsky • Rattle

Lorenzo Giovati
13 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Milano, Teatro alla Scala. 11 Ottobre 2026.

Un concerto che, sulla carta, si annunciava straordinario e che, all'ascolto, ha saputo superare persino le più rosee aspettative. L'ultimo appuntamento della stagione delle Orchestre Ospiti del Teatro alla Scala ha visto protagonista la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, guidata dal suo direttore principale Sir Simon Rattle, con Sir Stephen Hough solista nel Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. A completare una locandina di eccezionale interesse, il Canto funebre e Le Sacre du printemps di Stravinskij. Ne è scaturita una serata di qualità musicale rarissima, nella quale la straordinaria levatura dei singoli interpreti ha trovato piena corrispondenza in una qualità esecutiva altissima.


Il Terzo Concerto in re minore op. 30 di Rachmaninov ha messo immediatamente in evidenza le qualità di una compagine orchestrale che si colloca, senza difficoltà, fra le migliori al mondo. Sotto la mano sicura del maestro Rattle, l'orchestra ha esibito un suono magnifico, caratterizzato da un colore ambrato, elegante, di straordinaria ricchezza timbrica. Particolarmente ammirevole è stata la sezione degli archi, dalla sonorità densa e corposa, capace di sostenere le grandi espansioni melodiche della partitura. Il maestro Rattle ha governato con grande equilibrio i rapporti fra pianoforte e orchestra, ottenendo una concertazione nella quale la pienezza del suono non è mai andata a discapito della chiarezza delle singole voci.


Al pianoforte, Stephen Hough ha offerto una prova altrettanto strepitosa. Il suo pianismo, fluido e raffinato, ha saputo coniugare una straordinaria naturalezza esecutiva con una presenza sonora di notevole consistenza. Un tocco elegantissimo, ma anche un suono pieno, perfettamente adeguato alle dimensioni monumentali della scrittura di Rachmaninov.


Il pubblico ha riservato a Hough un'accoglienza entusiastica, richiamandolo ripetutamente in proscenio, prima che il pianista concedesse un bis di incantevole delicatezza: il Notturno op. 16 n. 4 di Ignacy Jan Paderewski.


La seconda parte, interamente dedicata a Stravinskij, si è aperta con il Canto funebre op. 5, pagina giovanile composta in memoria di Rimskij-Korsakov, nella quale il linguaggio ancora profondamente legato al tardo Romanticismo lascia intravedere la straordinaria sensibilità orchestrale del compositore.


Con Le Sacre du printemps, tuttavia, il concerto ha raggiunto il suo apice. Il maestro Rattle ha offerto una lettura di assoluta grandezza, memorabile, non soltanto per la precisione esecutiva, ma soprattutto per la straordinaria personalità con la quale ha affrontato una partitura tra le più frequentate del repertorio novecentesco. Il direttore inglese è riuscito a proporre una visione autenticamente originale, facendo emergere dettagli che hanno conferito alla composizione una fisionomia sorprendentemente nuova. Ogni soluzione interpretativa ha trovato una propria logica all'interno di un disegno complessivo chiarissimo, coerente e perfettamente definito.


Il maestro Rattle ha posto in evidenza le dissonanze, le asprezze armoniche, le sovrapposizioni ritmiche e i contrasti fra le diverse masse strumentali. La complessità del tessuto orchestrale è emersa con una nitidezza impressionante, merito anche di un'orchestra superlativa. Gli ottoni hanno mostrato potenza, compattezza e precisione; i legni la nitidezza e gli archi, ancora una volta, una morbidezza e un'omogeneità di suono veramente eccezionali.


Rattle non ha avuto bisogno di accompagnare con il gesto ogni singolo intervento o di indicare continuamente le sfumature dinamiche, poiché la straordinaria preparazione dell'insieme gli ha permesso di concentrarsi sull'indicazione degli attacchi, sulla definizione dei tempi e sull'articolazione generale della partitura. Una sintonia che testimonia la profondità del lavoro compiuto con questa formazione e che rende pienamente comprensibile il recentissimo rinnovo del suo incarico a Monaco fino al 2033.


Alle ovazioni che hanno salutato la conclusione della Sacre, il maestro Rattle e l'orchestra hanno risposto con un ultimo, splendido omaggio a Stravinskij: il Pas de deux da Apollon musagète. Una pagina di raffinatissima scrittura per archi, nella quale la formazione bavarese ha potuto esibire ancora una volta la straordinaria qualità del proprio suono.


Il successo tributato dal pubblico scaligero è stato di quelli che non si registrano frequentemente. Una conclusione trionfale per la stagione delle Orchestre Ospiti, la cui importanza nella programmazione del Teatro alla Scala trova proprio in appuntamenti di questa levatura la propria migliore dimostrazione.


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