Mahler Sinfonia 9 • Rattle
- Lorenzo Giovati
- 14 ore fa
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Vienna, Musikverein. 18 Aprile 2026.
E’ stato un fine settimana densissimo, quasi interamente attraversato dalla presenza di Mahler, quello del 18 e 19 aprile nella splendida Vienna. Nella sola giornata del 18 aprile si sono succeduti alle 15.30, sul podio del Musikverein, Sir Simon Rattle alla guida dei Wiener Philharmoniker, impegnati nell’esecuzione della Nona Sinfonia di Mahler e, poche ore più tardi, sul podio della Konzerthaus, il maestro Tugan Sokhiev alla guida dei complessi lussemburghesi, impegnati nell’esecuzione della Seconda sinfonia dello stesso Mahler. In contemporanea, non bastasse, si è tenuto anche un concerto diretto dal maestro Christian Thielemann, nel tardo pomeriggio del Musikverein, e una Tosca, allo Staatsoper, con un cast di primo livello. In quel fine settimana, pertanto, e in altri non meno ricchi nel prossimo mese di maggio, non va in scena solo un’opulenta quantità artistica, ma trova espressione una precisa idea di città, capace ancora una volta di affermare un primato fondato sulla cultura.
In questo ritorno viennese, Sir Simon Rattle ha proposto la Nona Sinfonia di Mahler nella Sala Grande del Musikverein, nello stesso luogo che ne ha ospitato il debutto. La sua lettura della composizione mahleriana si è definita lungo una linea di estrema lucidità, quasi di scavo analitico, senza tuttavia mai perdere il senso della grande arcata formale che attraversa tutta la sinfonia. Il maestro Rattle ha lavorato sulla trasparenza, lasciando emergere con nitidezza i piani sonori e le varie voci degli strumenti, prestando sempre attenzione ad interpretare ogni singola nota, confermandosi un interprete eccelso dell’opera compositiva di Mahler.
Il primo movimento ha preso avvio con una leggerezza inattesa per consistenza, sorretta da un controllo finissimo delle dinamiche. Gli archi dei Wiener Philharmoniker hanno disegnato frasi di una morbidezza sinuosa, nelle quali il contrasto tra il forte e il piano non si è mai tradotto in opposizione brusca, ma in una continua modulazione del suono. Il maestro Rattle ha evitato ogni abbandono sentimentale, privilegiando una linea sorvegliata, in cui la tensione è rimasta costante sotto la superficie.
Nel secondo movimento ha invece trovato spazio la componente più terrena e ambigua del Länder mahleriano. La ritmicità è risultata incisiva, ma mai caricata. La bacchetta è stata saldissima negli attacchi e nel controllo degli equilibri, restituendo una trama in cui ogni voce ha conservato una propria autonomia, pur inserendosi in un disegno complessivo perfettamente calibrato. Ne è emersa una danza che ha mantenuto un carattere volutamente irregolare, quasi deformato, ma senza perdere chiarezza.
Il terzo movimento ha assunto un profilo teso e furioso, senza però risultare caotico. La complessità contrappuntistica è stata resa con ordine e lucidità, evitando che la densità della scrittura si trasformasse in confusione. Al centro, l’episodio lirico ha offerto un momento di sospensione di straordinaria qualità timbrica.
Nel quarto movimento il maestro Rattle ha infine costruito un congedo di estrema concentrazione. La precisione è rimasta assoluta, ma si è accompagnata a una progressiva rarefazione del suono. Gli archi hanno sostenuto una linea di una morbidezza quasi immateriale, nella quale ogni dissolvenza è stata controllata con cura estrema. Il tempo si è dilatato senza perdere la coerenza interna.
I Wiener Philharmoniker hanno suonato con una qualità timbrica difficilmente eguagliabile. I fiati sono stati impeccabili per intonazione e coesione, gli ottoni precisi e perfettamente integrati, le percussioni puntuali. Gli archi hanno offerto una pasta sonora rotonda e compatta, capace di sostenere, tanto le grandi arcate, quanto i momenti più agitati.
Ne è risultata una Nona in cui ogni nota è apparsa realmente pensata e compiutamente realizzata. Non si è trattato di una cura episodica del dettaglio, limitata a singoli parametri esecutivi, ma di una concezione unitaria che ha governato l’intero arco della sinfonia.
In tale prospettiva, nulla è parso abbandonato a una resa automatica. Il pubblico del Musikverein ha risposto con ovazioni lunghe e calorose, riconoscendo un’interpretazione costruita con intelligenza e qualità.









