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Elgar, Morricone e Di Marino • Vignati

  • Lorenzo Giovati
  • 14 ago
  • Tempo di lettura: 3 min

Lerici, Castello di San Terenzo. 2 Agosto 2026.

Sotto le stelle del Golfo dei Poeti, in una serata mite, ma segnata da una palpabile umidità, è andato in scena il “Gran Finale” della decima edizione del Lerici Music Festival, pregevole iniziativa che negli anni ha saputo costruire una presenza musicale significativa sul territorio ligure, al di fuori dei maggiori centri teatrali e concertistici della regione.


La serata si è svolta ai piedi del Castello di San Terenzo, in uno scenario di indubbia suggestione, anche se i primi minuti del concerto sono stati purtroppo condizionati da alcuni problemi organizzativi e ambientali. Una certa confusione nell’assegnazione dei posti, suddivisi tra settori riservati e non riservati, il brusio prolungato del pubblico e i rumori provenienti dalla piazza adiacente hanno accompagnato l’inizio (e in alcuni momenti anche il prosieguo) dell’esecuzione. A questi si è aggiunto l’impiego di alcuni macchinari nell’area portuale sottostante, tanto rumorosi da indurre il primo violino dell’orchestra, al termine del primo movimento del concerto di Elgar, ad alzarsi per chiedere maggiore silenzio. Si è trattato di inconvenienti certamente poco conciliabili con la concentrazione richiesta da una serata sinfonica e che hanno in parte condizionato l’atmosfera.


Superate queste difficoltà, il concerto ha però trovato una dimensione musicale assai convincente. La serata, come l’intera decima edizione del Festival, è stata posta sotto il segno dell’acqua, tema variamente evocato nel corso del programma.


Ad aprire il programma è stato il Concerto per violoncello e orchestra in mi minore op. 85 di Edward Elgar, pagina tra le più intime del compositore inglese, segnata da una scrittura profondamente introspettiva, da una cantabilità malinconica e da quella misura espressiva così caratteristica del suo linguaggio.


La parte solistica è stata affidata a Miriam Prandi, interprete legata al Lerici Music Festival fin dalla sua prima edizione e recentemente insignita (in modo pienamente meritato) del Premio Abbiati del disco per la sua registrazione delle Suites per violoncello solo di Bach. La Prandi ha confermato qualità musicali di notevole rilievo, affrontando una scrittura solistica complessa, introspettiva e spesso prossima al monologo con grande sicurezza tecnica e con una personalità interpretativa ben definita. Il suono è rimasto rifinito e controllato anche nei passaggi di maggiore mobilità, senza perdere rotondità, né precisione, mentre nei momenti più distesi l’interprete ha privilegiato una cantabilità elegante. Particolarmente riuscita è apparsa la capacità di conservare continuità espressiva in una parte che alterna slanci improvvisi e passaggi di più raccolta meditazione: una lettura accurata, personale, ma sempre rispettosa della natura della pagina.


Alla guida dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, il maestro Stefano Vignati ha offerto un accompagnamento complessivamente corretto e ordinato, ma piuttosto poco caratterizzato sotto il profilo interpretativo. La lettura è apparsa in diversi momenti tendenzialmente inerziale, senza riuscire sempre a dare pieno rilievo alla varietà di tensioni, colori e respiri che attraversa la scrittura orchestrale di Elgar.


Buona nel complesso è stata la prova dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice, che ha risposto con precisione e con un suono generalmente levigato, mostrando soprattutto nei passaggi più lirici una discreta compattezza e una cura apprezzabile degli equilibri.


Al termine del concerto, Miriam Prandi ha offerto come bis una pagina tratta dalle Suites per violoncello solo di Bach, dedicandola alla memoria di Emilio Marcianò, padre del maestro Gianluca Marcianò (fondatore e direttore artistico del Lerici Music Festival), scomparso lo scorso maggio. Il momento ha assunto così un valore emotivo particolarmente intenso e raccolto. Poco dopo, alla violoncellista è stato inoltre consegnato il Premio NeroLifestyle, istituito quest’anno per la prima volta.


È seguito Western Medley, nell’arrangiamento di Varelas, costruito su celebri musiche di Ennio Morricone e affidato all’orchestra insieme a Mario Stefano Pietrodarchi al bandoneon. Il carattere immediatamente comunicativo delle pagine di Morricone ha trovato nell’impasto timbrico del bandoneon un colore efficace. Pietrodarchi ha affrontato la propria parte con sicurezza e sensibilità, inserendosi con equilibrio nel tessuto orchestrale. Ne è scaturita un’esecuzione piacevole, capace di valorizzare la forte componente evocativa di queste musiche.


I due solisti sono quindi tornati insieme sul palcoscenico per Per mare, composizione in due movimenti di Roberto Di Marino presentata in prima esecuzione assoluta. Il brano ha sviluppato un linguaggio di immediata comunicatività, affidandosi soprattutto al dialogo tra violoncello e bandoneon e alla loro differente natura timbrica. L’accostamento dei due strumenti solisti si è rivelato particolarmente felice per varietà di colori e possibilità espressive.


Al termine dell’esecuzione è stato riproposto il secondo movimento di Per mare, prima dei saluti istituzionali che hanno concluso la decima edizione del Festival.


Nel complesso è stata una serata piacevole, impreziosita soprattutto dall’eccellente prova solistica di Miriam Prandi e da un programma vario e intelligentemente costruito attorno al tema dell’edizione. Una serata che ha restituito il fascino di una manifestazione capace di portare la musica in uno dei luoghi più suggestivi della Liguria.


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