Barbiere di Siviglia • Jiang / Campanale
- Lorenzo Giovati
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Busseto, Scuderie di Villa Pallavicino. 25 Giugno 2026.
Come già lo scorso anno, nei mesi estivi la cornice di Villa Pallavicino si trasforma in un’arena all’aperto capace di ospitare appuntamenti lirici di piacevole qualità. Quest’anno, però, la proposta ha assunto un significato nuovo con il debutto del Festival Bergonzi, articolato in due serate dedicate a Il barbiere di Siviglia e a La traviata, in omaggio al grande tenore di Polesine Parmense attraverso due ruoli legati alla sua carriera: Figaro, quando agli inizi cantava ancora da baritono, e Alfredo Germont, rimasto celebre anche nella storica incisione diretta da Georges Prêtre.
Rispetto alla precedente esperienza, si sono notate alcune novità importanti: un palcoscenico più ampio, una disposizione dei posti più capiente e soprattutto la presenza di un vero accompagnamento orchestrale, affidato all’Ensemble I Musici di Parma. Elementi che hanno contribuito a dare alla serata una forma più compiuta, pur all’interno di una dimensione volutamente semplice e lontana dalle ambizioni produttive dei grandi teatri.
Dopo i saluti iniziali, è andata in scena una recita del Barbiere di Siviglia estremamente godibile, costruita con mezzi essenziali, ma con buon senso teatrale. L’obiettivo non è stato quello di proporre una lettura particolarmente ricercata del capolavoro rossiniano, ma di offrire al pubblico una serata piacevole, ben cantata e capace di valorizzare la freschezza della partitura. Da questo punto di vista, l’operazione è pienamente riuscita: pochi elementi scenici, qualche costume, un tavolino e alcune sedie sono bastati a sostenere uno spettacolo agile e autentico.
Sul podio si sono alternati i maestri Giuseppe Campanale e Wei Jiang, allievi del laboratorio lirico “FA.RE L’OPERA” dell’Accademia I Musici di Parma. Di entrambi si è apprezzata la correttezza del gesto e la capacità di accompagnare il palcoscenico con attenzione. Wei Jiang ha mostrato, in particolare, un polso leggermente più dinamico nella gestione dei tempi. L’Ensemble I Musici di Parma ha offerto un apporto semplice, ma efficace, dando alla serata un sostegno musicale certamente più ricco rispetto al semplice accompagnamento pianistico.
La riuscita dello spettacolo è dipesa però soprattutto dalla componente vocale, complessivamente molto affiatata. Il Figaro di Bruno Taddia si è imposto per presenza scenica, vivacità attoriale e qualità del fraseggio. L’interprete ha saputo muoversi con naturalezza dentro il carattere brillante del personaggio, senza mai ridurlo a semplice macchietta. Vocalmente la prova è stata solida, curata e pienamente adeguata al ruolo.
Enrico Iviglia ha vestito con proprietà i panni del Conte d’Almaviva. La voce è risultata franca, ben emessa e sicura nell’intonazione; sul piano scenico ha restituito un Conte elegante, nobile nei modi, ma anche capace di giocare con leggerezza nei momenti più comici dell’opera. Una prova complessivamente apprezzabile.
La sorpresa della serata è stata il subentro di Ilariandrea Tomasoni al posto della prevista Chiara Amarù, indisposta. La giovane mezzosoprano si è inserita con grande naturalezza nell’insieme, mostrando subito una notevole disinvoltura scenica e una bella capacità di dialogare con (e a tratti tenere testa) colleghi di grande esperienza come Alessandro Corbelli e Bruno Taddia. La voce è parsa molto interessante: timbro ambrato, ma luminoso, ottima tenuta della linea di canto e tecnicamente ottima la gestione del fiato, oltre ad acuti raggiunti con sicurezza e senza asprezze. La sua Rosina è stata vivace, spiritosa e ben cantata, e ha lasciato l’impressione di un’interprete di eccellente stoffa.
Poco resta da aggiungere sul Dottor Bartolo di Alessandro Corbelli, interprete storico del ruolo e punto di riferimento assoluto in questo repertorio. La sua prova ha confermato una classe teatrale e musicale intatta: tempi comici precisissimi, parola sempre chiara, fraseggio scolpito e una presenza scenica capace di dominare la situazione senza mai forzare. Un Bartolo di grande esperienza, misura e naturale fascino.
Molto riuscito anche il Don Basilio di Paolo Pecchioli, convincente per voce scura, presenza scenica vivace e un’interpretazione quasi spiritata, assecondata anche dai suoi vistosi completi a cuori.
Anna Scolaro ha delineato una Berta efficace e vocalmente ben risolta, mentre Alessandro Scarella ha dato a Fiorello un contributo corretto e pregevole. Accanto a loro, anche il piccolo coro maschile, pur non menzionato nel programma, ha svolto con efficacia i propri interventi.
Nel complesso, questo Barbiere di Siviglia non ha avuto l’ambizione di stupire o di imporsi attraverso grandi mezzi produttivi, ma ha centrato un obiettivo forse più semplice e non meno importante: offrire una serata gradevole, ben costruita e rispettosa della musica di Rossini.






