Recital Florez
- Lorenzo Giovati
- 13 minuti fa
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Milano, Teatro alla Scala. 25 Gennaio 2026.
Quando Juan Diego Flórez arriva a Milano, la reazione del pubblico del Teatro alla Scala è sempre entusiasta. Quello tra il pubblico milanese e il tenore peruviano è un rapporto costruito negli anni che nel recital trova la sua forma più diretta. Dopo le recenti apparizioni operistiche ne La fille du régiment, il tenore ha scelto, per il suo ennesimo recital a Milano, un programma in cui ha rinunciato deliberatamente alle arie più consuete per concentrarsi su pagine meno frequentate, affidando la forza della serata alla coerenza dello stile e alla qualità dell’interpretazione. Al pianoforte vi era il maestro Vincenzo Scalera, presenza abituale accanto a Flórez e partner musicale di primissimo ordine per l’intelligenza di accompagnamento e la qualità del tocco.
L’apertura con Le Sylvain dai Péchés de vieillesse di Gioachino Rossini ha evidenziato immediatamente la natura del canto di Flórez. Il fraseggio si è sviluppato interamente sul controllo del fiato, che gli ha consentito di alleggerire la linea senza svuotarla e di modellare la parola con una cura che non è mai diventata manierismo.
Sono seguite le arie di Vincenzo Bellini dalle Sei ariette: “Malinconia, ninfa gentile”, “Vanne, o rosa fortunata” e “La ricordanza”. Qui la qualità timbrica del tenore, morbida e duttile, ha trovato un terreno ideale. La linea si è distesa con naturalezza, sostenuta da un legato esemplare che ha permesso alla parola di emergere con chiarezza. Nella trascrizione pianistica di “Almen se non poss’io” (Bellini), realizzata da Carl Czerny, Scalera ha mostrato una scioltezza di tocco e una cantabilità tali da trasformare il pianoforte in una voce pienamente dialogante.
Con Ah, rammenta, o bella Irene di Gaetano Donizetti e Viens, gentille dame da La dame blanche di François-Adrien Boieldieu, Flórez ha confermato un’eleganza vocale unita a una precisione d’accento che nel brano francese si è tradotta in una dizione morbida e perfettamente rifinita.
La seconda parte si è aperta con Bella enamorada da El último romántico di Reveriano Soutullo e Juan Vert, seguita da Jota de Perico da El guitarrico di Agustín Pérez Soriano e da Aquí está quien lo tiene tó y no tiene ná da La alegría del batallón di José Serrano. È questo, per natura e tradizione, il repertorio che meglio appartiene a Flórez. In queste pagine il suo canto ha assunto un colore diverso, più diretto nell’accento e nel ritmo, pur mantenendo intatto il controllo della linea e l’attenzione al peso della parola.
Il momento pianistico è stato affidato alla Mazurka Glissando di Ernesto Lecuona, pagina di scrittura vorticosa e brillante che in maestro Scalera ha risolto con nitidezza di articolazione e pieno dominio del suono.
Si è tornati quindi al repertorio francese con Ah, tout est bien fini… Ô souverain, ô juge, ô père da Le Cid di Jules Massenet e Salut! demeure chaste et pure da Faust di Charles Gounod. In particolare, nel brano di Gounod la qualità del francese di Flórez, unita a una linea di canto naturale e sorvegliata, ha costituito uno dei vertici della serata.
La Berceuse da Jocelyn di Benjamin Godard, affidata al solo pianoforte, ha nuovamente messo in evidenza l’eleganza della cantabilità di Scalera.
In chiusura La mia letizia infondere… Come poteva un angelo da I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi. Flórez l’ha eseguita con piena padronanza tecnica e luminosità di suono, pur senza cercare quello scavo nella parola che è appartenuta ad altri interpreti verdiani del passato. La linea è rimasta comunque impeccabile, sostenuta e a fuoco.
I bis, numerosi, una caratteristica dei recital di Florez, hanno trasformato il concerto in un trionfo. Una furtiva lagrima ha raccolto un consenso immediato. Con Amapola, Bésame mucho, Paloma e la napoletana ’I’ te vurria vasà, Flórez si è accompagnato alla chitarra, modulando la voce in pianissimi sospesi e lunghissimi, con continui cangiamenti dinamici e acuti di assoluta pulizia. La chiusura con Ah! mes amis, quel jour de fête! da La fille du régiment ha riportato il pubblico all’entusiasmo puro, suggellando una serata dominata da stile, intelligenza musicale e controllo tecnico, sostenuta in ogni momento dall’accompagnamento esemplare del maestro Vincenzo Scalera.














