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Schubert, Debussy e Franck • Duenas e Malofeev

  • Lorenzo Giovati
  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Milano, Sala Verdi del Conservatorio. 21 Aprile 2026.

Nell’ambito della stagione, sempre curata, della Società del Quartetto di Milano il recital di María Dueñas e Alexander Malofeev si è imposto come un appuntamento molto interessante, raccogliendo un consenso ampio e convinto. Due interpreti giovanissimi (ventitré anni lei e ventiquattro anni lui), ma già dotati di una maturità musicale non comune, capaci di costruire un dialogo saldo e rifinito senza indulgere in effetti esteriori.


La Sonata n.4 in la maggiore D.574 op.162 di Franz Schubert ha aperto il programma, mettendo subito in evidenza un equilibrio sonoro ben definito. Dueñas ha sostenuto con autorevolezza il ruolo di primo piano assegnato al violino, articolando il discorso con un fraseggio ampio e naturale, sempre perfetto sul piano dell’intonazione e della qualità del suono. Malofeev ha accompagnato con intelligenza, costruendo un tessuto pianistico saldo e discreto, senza mai appesantire il suono, ma garantendo un sostegno armonico puntuale. Solo nell’ultimo movimento il dialogo si è fatto più equilibrato, trovando una più evidente reciprocità tra le parti.


Con la Sonata per violino e pianoforte n.3 L 148 di Claude Debussy l’equilibrio tra i due interpreti si è ridefinito in una dimensione più paritetica. Entrambi hanno contribuito alla costruzione di una trama sonora compatta, giocata su colori cangianti e su una cura particolare delle sfumature. La resa è risultata coerente e ben calibrata, con una gestione del tempo musicale che ha evitato ogni rigidità, restituendo la naturale fluidità della scrittura di Debussy.


Nella seconda parte, la Sonata per violino e pianoforte in la maggiore di César Franck ha rappresentato il momento di maggiore rilievo del concerto. Qui l’intesa tra i due musicisti si è tradotta in una costruzione sonora unitaria, nella quale le singole individualità si sono fuse in un disegno coerente. Il suono si è fatto più ampio e avvolgente, sostenuto da una linea melodica continua e da un controllo rigoroso delle dinamiche, senza mai scadere in eccessi retorici.


Dueñas ha confermato le ragioni dell’attenzione che la circonda: un suono rotondo, pieno, sostenuto da una tecnica impeccabile che le ha consentito di modellare il fraseggio con sicurezza e varietà. Le sue interpretazioni si sono distinte per equilibrio e consapevolezza stilistica, qualità non scontate per un’interprete così giovane.


Malofeev, dal canto suo, ha svolto un ruolo meno appariscente ma non meno determinante. Il suo pianismo si è imposto per fluidità, precisione e capacità di sostenere il discorso musicale, valorizzando il suono del violino e contribuendo in modo decisivo alla coesione dell’insieme.


Il concerto ha registrato una notevole partecipazione di pubblico, con una presenza significativa di giovani. Il successo si è concretizzato anche nei bis, accolti con entusiasmo: il Valse triste di Franz von Vecsey, restituito con misura e delicatezza, e Ukulele di Aaron Copland, eseguito con spirito vivace. Un epilogo che ha suggellato una serata di indubbio valore, costruita su una solida intesa musicale e su una concezione interpretativa già pienamente definita.


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